Stessa spiaggia, stesso mare

Il solito. In prossimità delle vacanze estive, il bilancio è sempre lo stesso. Analogo a quello di anni (decenni?) precedenti. Le variabili servono a distinguere solo i casi concreti. I punti fondamentali di un disagio generalizzato, però, non cambiano. Di conseguenza, per quanto provocatorio possa apparire, è inutile lamentarsi di “censure” e “bavagli” o del trattamento dei blog alla pari di un giornale. Chi parla prevalentemente di politica, ciclicamente, continuerà imperterrito ad evidenziare, nel suo piccolo, le incoerenze e le complicate vicissitudini raccontate dalle testate (approfonditamente e non) nei riguardi dei potenti. L’emblema della democrazia.  Forse noiosa.

Il solito. Come i capitani non abbandonano la nave che affonda, così non fanno governatori e parlamentari. Legittimati, questi, “dal popolo” per salvaguardare – a loro dire – i “nuovi diritti” e il “pubblico interesse”. Eppure sono i dati a confermare una tendenza contraria. L’ultimo caso? L’Esecutivo che, secondo il suo maggiore esponente, ha combattuto la criminalità organizzata più di qualsiasi altro precedente, in realtà, esprime perennemente stima, solidarietà e fiducia nei confronti di diversi indagati. Siano essi sottosegretari (persino al Ministero della Giustizia!), ministri per poche ore, coordinatori di partito e senatori. Uno in particolare, Dell’Utri, si avvale della facoltà di non rispondere davanti ai PM. Legittima, per carità. Ma, in tema di mafia e affini, qualcuno potrebbe definire “omertosa” la sua scelta. Niente da eccepire, in tutto ciò: esistono le carte.

La presunzione di innocenza è sempre lecita, ovviamente. Tuttavia, proprio all’interno del Popolo della Libertà (nomen omen), c’è chi ha l’ardire di lamentarsi di questo ambiente pesante, la cui immagine viene lesa da così tante magagne (o presunte tali). Divise tra “case comprate all’insaputa” dei priviliegiati a “giri di escort” (sic). Chiunque alluda ai “fatti” subisce attacchi sia diretti che mediati. Una lotta intestina capace di estendersi a fan e gente comune. Il solito: i riottosi vengono identificati come “fomentatori”, “spargitori di fango”, addirittura “comunisti”. Come le altrettanto solite “toghe politicizzate” (talvolta tutt’altro che “rosse”, contrariamente a ciò che viene diffuso), degni di essere cacciati. La loro colpa? Volere un’immagine linda del credo.

Il solito: il blogger ha l’ambizione (scarsa?) di fare informazione, di sottolineare qualcosa meno analizzata, se non proprio sfuggita, ai media. Il web dimostra di essere “pericoloso”, di far emergere pure scandali di portata internazionale. Forse ciò, che era il mestiere dei giornalisti di un tempo, fa paura. Di conseguenza, “dilettanti allo sbaraglio” oggi rischiano quotidianamente di essere citati o querelati per un’affermazione rimasta mendace poiché non modificata entro 48 ore. Incredibile: Wikileaks riesce a diffondere materiale tanto scomodo quanto imbarazzante circa le dubbie operazioni in Afghanistan da parte degli USA. In Italia, invece, una mezzobusto del principale telegiornale nazionale – alle 17 – chiama il predetto sito “Uailiks”, senza fornire una minima spiegazione in merito su cosa effettivamente sia questa “roba impronunciabile”.

Il solito: la gente – in genere – è stanca, si lamenta della crisi economica, copre tutte le cronache con secchielli di sabbia più consoni alla stagione. I dibattiti e le prime pagine si accendono sulla conduzione di Belen Rodriguez al Festival di Sanremo dell’anno prossimo, posta in bilico da un’altra inchiesta giudiziaria su giri di sostanze stupefacenti nell’ambiente “in” milanese. Subito si sprecano i paragoni con casi precedenti. Si tratta comunque di atti giudiziari. Riguarderanno ben altro rispetto ad infiltrazioni morbose nello Stato, i cui effetti si vedranno a distanza di tempo.

La sintesi perfetta è nel commento di un avventore presente al bar di un soleggiato lido: «Oh! Chissà che fine farà ‘sta figa… Giovane, il solito».

Comunucazione di servizio: Buone vacanze, L.

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One Comment Add yours

  1. Meco ha detto:

    e se iniziassimo a chiamare le cose con il loro nome?

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