Televisione standard

il

[per Diritto di Critica]

Giuseppe Giulietti (portavoce di Articolo 21 e parlamentare IdV) prima e Wil di “Non leggere questo blog” poi hanno diffuso pubblicamente una lettera, a firma del Direttore Generale della RAI Mauro Masi, indirizzata alle principali scrivanie degli uffici dell’azienda.  Sicuramente si è trattato di uno “scoop” importante, dato che non è facile vedere simile missiva al di fuori dei vari locali della TV di Stato. Ma cosa aveva di così particolare una nota inviata a direttori di rete, testate ed alti responsabili, rispetto ad altre?

Innanzitutto l’ “urgenza”, ben visibile. Datata 24 agosto. Mentre la gente comune giocava a beach volley sulla spiaggia, qualcuno, evidentemente, studiava le strategie utili per i palinsesti della nuova stagione televisiva. Quattro punti, brevi e abbastanza chiari, nonostante il linguaggio tecnico. Il primo, di fatto, è una lamentela: i piani alti raramente sono a conoscenza degli “elementi editoriali” relativi alle cosiddette “proposte programmi”. E questo perché le schede descrittive del nuovo format non sempre vengono compilate in maniera formale e burocratica dagli addetti.

Come è logico sospettare, durante nove mesi di messa in onda potrebbero sorgere eventi tali da modificare la linea della trasmissione. Soprattutto se si dovesse trattare di un rotocalco giornalistico ovvero politico. Eppure, a dispetto di ogni presunzione di buona fede, la diffusa “incompletezza relativa alla sinossi ed alle connesse informazioni editoriali sul programma da realizzare e/o acquistare” diventa una minaccia insormontabile per le Direzioni Generali. Ci sarà il timore di approvare, sbadatamente, una trasmissione stile “Colpo Grosso” al posto della più adatta “Prova del Cuoco” a mezzogiorno? Improbabile, dato che ogni produzione dev’essere “coerente” con l’orario di messa in onda.

Chissà: certamente, secondo il punto due, “la realizzazione concreta dei programmi dovrà poi essere integralmente corrispondente alle schede approvate”. Viceversa, il programma sarà “sospeso d’ufficio”. Stessa cosa vale per il terzo “comma”, per quanto concerne la mancata tutela dei minori. Si potrebbe, dunque, porre in essere un’ipotesi più seria rispetto a quella dell’intrattenimento “hardcore” contrapposto al “casalingo”: un contenitore di gossip, nato come tale, potrebbe essere sospeso se *casualmente*, nel giro dei pettegolezzi, si dovesse malauguratamente trovare un politico di estrema rilevanza? In una circostanza del genere, come è già capitato, il muro divisore che separa più temi verrebbe crepato irrimediabilmente.

Ogni decisione finale, quindi, sembrerebbe spettare alla sola Direzione. Non vengono citati Presidenza o Commissione Parlamentare di Vigilanza. Così agendo, sorge il rischio di limitare pericolosamente un mero diritto di cronaca. O, ancora più semplicemente, di impedire lo svolgimento di un lavoro corretto per registi e presentatori (che potrebbero ritrovarsi sollevati dagli incarichi). E solo, magari, per una questione di dettagli. Nel contenuto della direttiva, ad onor di precisione, non è nemmeno chiaro se è possibile apportare modifiche in corsa allo status del prodotto stesso. Tuttavia, la fermezza con cui sono espressi gli ordini tenderebbe ad escludere scappatoie in tal senso.

All’appello manca il punto quattro; stando al testo della circolare, un esperimento già tentato da Cappon e Cattaneo, predecessori di Masi: “nei programmi di approfondimento non dovrà essere consentito l’utilizzo del pubblico presente in sala come ‘parte attiva’ “. Ciò significa che la platea in studio, ad esempio, non potrà applaudire un ospite al suo ingresso sul palco. Né sembrano esserci deroghe durante i saluti finali, siano essi la “buona notte” di Vespa o l’ “Alé” di Floris. Anzi, potrebbe in futuro registrarsi un inasprimento costituito dalla selezione dei presenti, come se si trattasse di una discoteca.

Questo, verosimilmente, sarà il nuovo volto della televisione pubblica, democratica e generalista. Che, per ovvio conflitto, difficilmente informerà la nazione su quanto scritto nelle righe precedenti.

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