Ottiche aziendali

Vafanbicchiere. Un’esclamazione ironica che richiama le terga, oltre al recipiente. A cui Michele Santoro è arrivato per mezzo di una metafora chiarificatrice. Utile, due settimane fa, ad illustrare la personale idea di Mauro Masi, Direttore Generale della Rai, sugli applausi nelle trasmissioni di approfondimento della televisione pubblica. È stata solo l’ultima di una lunga serie di diatribe che vedono come attore il giornalista, destinato a contrastare un’azienda – di fatto – obbligata a tenerselo. Memorabile una conferenza stampa, datata settembre 2009, che lo vide protagonista di una lotta verbale con Liofredi. Solo uno dei tanti episodi. Santoro è uno “scomodo”, un tipo “fastidioso”. Sottile negli attacchi, platealmente schierato. Per quanto debba rimanere deontologicamente distante e moderato, è uno che non le manda a dire. Allorquando, dal suo punto di osservazione, non ci vede chiaro.

Nella fattispecie, la “simpatia” da show-man, sfoderata dal conduttore di “AnnoZero” nei primi minuti della nuova edizione del programma, non è stata gradita dal suo principale. Forse Masi non ha senso dell’humour. Oppure, con maggior probabilità, non ha sopportato la frecciata diretta da parte di un suo “sottomesso”. Sicuramente posto in una posizione “calda” (alcuni direbbero addirittura “privilegiata”), ma sempre sottoposto alle gerarchie aziendali. Infatti, la replica giunse abbastanza rapidamente: «È molto grave che Santoro nella sua spasmodica e anche un po’ ridicola ricerca della provocazione fine a se stessa rivolga al capo azienda frasi inaccettabili, bugiarde e mistificanti».

In qualsiasi impresa che si rispetti, l’oltraggio al “capo” potrebbe essere anche giusta causa di licenziamento. Stavolta Masi non ha inghiottito amaro e ha provveduto in prima persona, seppur con la mediazione formale del Consiglio di Amministrazione, a sospendere per giorni 10, a partire da lunedì 18 c.m., Michele Santoro. Che non sarà retribuito nel periodo di vacanza “forzata” e che, dunque, salterà due puntate di “AnnoZero”. Mescolata alla solidarietà dei più, si è registrata poi la tendenza all’accusa rivolta ai vertici Rai (tra l’altro, la parte giudicata non si è trattenuta dal considerare il provvedimento «una procedura ad personam di una gravità inaudita»). In breve, il vafanbicchiere si è tramutato nel classico vaffanculo pronunciato da taluni ascoltatori. Santoro diventa così un altro “martire” per “democrazia” e “libertà“?

C’era una frase attribuita a Voltaire: «Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo». Spesso viene disattesa, e questo è un caso concreto. Magari, seppure con qualche colorita espressione, Santoro ha voluto manifestare un disagio precedentemente condiviso. Tuttavia, la “popolarità” – acquisita via cavo – non coincide con “immunità”. Il risultato è stato un grottesco remake fantozziano: l’impiegato, elevatosi a parziale portavoce di una massa non meglio specificata (Colleghi? Redazione? Popolo sovrano? Sé stesso?), viene perdonato comunque per le sue azioni. Pagandone però il pegno.

Non sarà il solo. RaiDue perderà – allo stato – due puntate di una trasmissione che registra, in media, sei milioni di spettatori. In termini di ascolti e pubblicità, al di là della qualità e di una denunciata faziosità del prodotto, si tratta di un danno non indifferente per la TV di Stato. Divisa tra l’orgoglio personale dei dirigenti e la necessità di riguadagnare una credibilità ormai scemata.

P.s. Considerazione a margine: Santoro, non penserai mica di riciclarti come cantante

Aggiornamenti: Il provvedimento è stato sospeso, in quanto è stata formalizzata richiesta di conciliazione. Inoltre, “AnnoZero” è stato seguito da 6 milioni e 283 abbonati. In pratica, la Rai non si dovrà preoccupare di sostituire il programma con l’ennesima replica di Sister Act.

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