Cinic-giornale

[per Diritto di Critica]

26 agosto 2010. In un tranquillo paese della Puglia sparisce nel nulla una ragazza di 15 anni. Un dolore pazzesco per la sua famiglia, senza ombra di dubbio. Tuttavia identico a quello provato in migliaia di altri casi, sui quali non sempre i media si soffermano. Molto spesso, infatti, molte di queste vicende finiscono nel dimenticatoio (salvo per le trasmissioni tematiche come “Chi l’ha visto?”) e l’opinione pubblica, sempre ben orientata dai reportage di giornali e televisione, pone la propria attenzione su altro. Ciò non è accaduto, come sicuramente si è dedotto, per Sarah Scazzi. Già dai primi momenti successivi alla scomparsa.

6 ottobre 2010. Quaranta giorni dopo, il cadavere dell’adolescente viene rinvenuto, “decomposto e putrefatto” (come ha sottolineato qualcuno), nelle campagne di Avetrana, immerso in un pozzo. Si tratta di omicidio, in quanto a confessare il reato è stato lo zio della giovane, Michele Misseri: lo stereotipo del contadino di provincia, con il cappellino da pescatore sempre in testa e le mani perennemente intrise di terra. Il quale, solo qualche giorno prima, raccontava in lacrime davanti alle telecamere il clamoroso ritrovamento del cellulare della nipote nel bel mezzo dei terreni circostanti.

Una coincidenza troppo incredibile. Quasi un eccessivo protagonismo, comunque condiviso con il resto del nucleo familiare. I nomi di Sabrina, Valentina e Cosima (rispettivamente figlie e moglie di Misseri) sono comparsi ovunque dal primo istante. Hanno rilasciato pareri, interviste, appelli. Dopo il fermo del padre e marito, anche invettive nei confronti di quello che era divenuto un “orco”, un (presunto) “pedo-necrofilo“. Di fatto, nei loro riguardi, c’è l’assedio sia degli inquirenti che dei giornalisti, piazzati fuori alla villetta del delitto da quasi due mesi. La stessa abitazione in cui, per un ignobile scherzo del destino, la madre di Sarah ha appreso in diretta televisiva l’effettiva morte della propria figlia. Che non è stata posta sotto sequestro nell’immediato. Che, ora, è persino meta di culto da parte di sadici turisti tanto superficiali quanto vergognosamente infatuati dalla cronaca.

Gli aggiornamenti sugli interrogatori arrivano alla popolazione in tempo reale, sempre diversi l’uno dall’altro. Una serie di testimonianze contraddittorie che hanno infittito un giallo indentificato subito come tale. Per una sorta di cinismo, comune quando una simile notizia balza agli onori delle prime pagine, ognuno ha formulato la propria ricostruzione degli eventi, basandosi unicamente sulle “indiscrezioni” riprese dalle testate. Poche però sono le certezze. Ad esempio, la verità (sia essa storica che processuale) non è assolutamente emersa. Altrettanto sicuramente una famiglia è distrutta e vede attualmente due dei suoi componenti rinchiusi in carcere.

Quella che doveva essere una “giornata al mare” si è trasformata in un circo mediatico. Le reti Rai in primis non hanno fatto altro che seguire le singole operazioni in una lunga non-stop quotidiana divisa tra le tre emittenti. Ma nemmeno i rotocalchi di altri canali si sono sottratti nel ricomporre i tasselli del mosaico. In breve, una specie di grottesco “Grande Fratello” mescolato ad azioni degne degli episodi di CSI. Con la differenza che si tratta della vita reale. Ipotesi e teorie, introdotte da filmati con sigle drammatiche prese in prestito da film thriller, continuamente vengono commentate da sociologi e psicologi, soubrette e cantanti.

Il plastico del luogo del delitto, portato in scena in quel di “Porta a Porta” (non una novità), è solo un mesto culmine di una storia tutt’altro che conclusa.

P.s. La Rai ha caricato su Youtube il filmato integrale, diviso in tre parti, della puntata di “Chi l’ha visto?” in cui Concetta Serrano Spagnolo, madre di Sarah Scazzi, ha appreso la tragica notizia (1, 2, 3).

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