Tuffo in avvitamento

[per Diritto di Critica]

Stadio Dall’Ara di Bologna: al 35° minuto della partita di domenica scorsa tra la squadra di casa e la Juventus, il bianconero Milos Krasic cade in area avversaria. L’arbitro concede il rigore, tra le proteste dei calciatori felsinei. Il giocatore serbo, infatti, avrebbe simulato il fallo; in pratica, nessun contatto fisico con gli avversari. Per la cronaca, la compagine torinese ha fallito il tiro dagli 11 metri, battuto centrale da Iaquinta, e il match si è concluso sullo 0 a 0. Da un certo punto di vista, un risvolto “positivo”. Se la palla avesse varcato la linea di porta, di sicuro ora si parlerebbe di “calcio malato”, “furto”, “risultato falsato” (anche alla luce di “Calciopoli”). Tuttavia le polemiche non sono mancate ugualmente.

Il gesto di Krasic – considerato antisportivo – è stato punito con due turni di squalifica dal Giudice sportivo Tosel. Misura tanto severa quanto equa, stando a regolamenti e prassi. Il centrocampista juventino salterà, quindi, l’incontro di cartello contro il Milan. A meno che venga accolto il ricorso proposto dalla società torinese, la quale non solo si appella all’ “istinto” dell’atleta (che voleva evitare uno scontro con il difensore oppostosi), ma protesta anche per la “mano pesante” del provvedimento e per la “violenza mediatica” della stampa.

È innegabile che, soprattutto negli ultimi tempi, i media si occupino di casi per mesi, attirando inevitabilmente le attenzioni dell’opinione pubblica. Persino in questioni “secondarie” come può essere un incontro di campionato. È altrettanto scontato che proprio il calcio sia lo sport più seguito: si dibatterebbe su un rigore sbagliato o su un deferimento dell’idolo dei tifosi in qualsiasi sede. Dal classico “Bar dello sport”, ben decantato da Benni con tutti gli eccessi della satira, al solito Facebook.

Insomma, gli stessi posti – concreti e virtuali – in cui si discute ora, per esempio, delle teorie riguardanti l’omicidio di Sarah Scazzi o delle vicende politico-giudiziarie che gravitano attorno all’attuale Presidente del Consiglio. Gli esiti dei dialoghi sono sorprendenti. È curioso vedere come taluni fan della compagine torinese, notoriamente accusatori del premier o di una delle sospettate della vicenda di Avetrana, diventino estremamente garantisti nei confronti del neo-acquisto bianconero, arrivando ad attaccare la giustizia della Federcalcio. O viceversa: per questione di principio, per un interista o un milanista è una “goduria” vedere obbligato alla tribuna uno dei tesserati più in forma degli storici rivali.

In pratica,  in alcuni soggetti, una propria concezione idealista viene scalzata dalla passione per la squadra del cuore. Si registra la paradossale situazione secondo cui “un giudice deve agire sempre e comunque contro Tizio, ma deve lasciar perdere Caio a prescindere”. Le prove evidenti, dunque, passano in secondo piano. Ciò che influisce è la simpatia personale. Di conseguenza è logico pensare che questo ragionamento lineare possa estendersi in qualsiasi campo: provare a convincere qualche tifoso della Juventus che la squalifica impartita a Krasic potrebbe essere “equa”, equivarrebbe a spingere un elettore fedele di un partito a votarne uno di opposizione.

Un metodo, quest’ultimo, che poche volte funziona. Soprattutto quando si parla di calcio.

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