Campione d’incassi

Mentre quasi tutta la blogosfera italiana si sta concentrando (nuovamente) sulle vicende pubblico-private del beneamato Presidente del Consiglio (più che giustamente), sulle prime pagine dei giornali compare anche, seppur in maniera defilata, una notizia di spettacolo. L’ultimo film di Checco Zalone, “Che bella giornata“, supera un record d’incassi imbattuto da 14 anni. Il precedente non apparteneva ad un film “qualunque”, in quanto “La vita è bella” di Benigni (31.231.984 Euro raccolti, anche se nel 1997 era in vigore la Lira) si aggiudicò 3 Oscar e una bella fetta di premi in giro per il mondo. Uno degli ultimi orgogli cinematografici del Bel Paese.

Pure i temi trattati sono diversi: dal dramma dell’Olocausto, raccontato in modo tragicomico dall’attore e regista toscano, si passa a quello dell’integrazione razziale rappresentato, però, al limite della demenzialità (ma senza trascendere nel volgar-pecoreccio tipico di altre produzioni in uscita nel periodo invernale). Quasi sicuramente Gennaro Nunziante, regista del lungometraggio, non ritirerà statuette ad Hollywood. Ma ha confermato di riuscire a far ridere: i pugliesi (tutti) lo ricorderanno come sceneggiatore dell’esilarante duo Toti & Tata negli anni ’90. Due baresi che, partendo dalle reti locali, ne hanno fatta, di strada. Uno è Emilio Solfrizzi, apprezzato attore di fiction televisive di successo. L’altro è Antonio Stornaiolo, spalla di Renzo Arbore in “Speciale per me”.

Luca Medici, in arte Checco Zalone – ossia Che Cozzalone, ossia “Che Rozzo”; per tale motivo citare solo “Zalone” in un articolo «equivarrebbe a scrivere Bano al posto di Al Bano, Backy al posto di Don Backy, Mouse al posto di Mickey Mouse, Papera al posto di Nonna Papera» (cit.; grazie Ludo) – , ha conquistato inizialmente il pubblico con le parodie sgrammaticate di canzoni neomelodiche e successi musicali sul palcoscenico di Zelig. Poi è balzato in vetta alle hit parade con “Siamo una squadra fortissimi” (e l’Italia vinse i Mondiali di calcio). Ma questo (forse) non gli bastava e per ora contribuisce a far guadagnare € 31.479.000 alla seconda pellicola che lo vede protagonista (la prima fu “Cado dalle nubi“).

Da 14 anni a questa parte, in effetti, qualcosa è cambiato. Dal successo annunciato di Benigni con la corsa ai botteghini, dove i paganti andavano al cinema consci di assistere ad una proiezione tanto ben riuscita quanto drammatica, si arriva oggi nelle sale per cercare ilarità, più che uno spunto di riflessione su una situazione storica o sociale. Insomma, un film comprensibile, aperto a tutti i target, era la soluzione più logica. La Medusa (Gruppo Mediaset – manco a dirlo -) non si lascia sfuggire l’occasione utile all’ottica commerciale e un (bel) po’ ruffiana, con l’ausilio dello stereotipo del “terrone al nord”, così caro al Diego Abatantuono che impazzava negli anni ’80.

La famiglia va felice al cinema e torna felice a casa. Come ai vecchi tempi, quando non esistevano ancora le multisala e non c’era orma di parcheggio. E se la riscoperta di poltroncine e pop corn fosse solo l’ultima moda momentanea? Dopotutto, dal 1997, il prezzo dei biglietti è aumentato di oltre il doppio: da 7.000 Lire a 7,50 Euro. Quindi, verosimilmente, gli spettatori che hanno assistito al film di Checco Zalone potrebbero essere, allo stato, quasi la metà rispetto a quelli de “La vita è bella”. E poi “si sta vivendo un periodo di crisi”.

Dunque, se la matematica non è un’opinione…

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4 Comments Add yours

  1. marco1946 ha detto:

    concordo sulla tua valutazione
    quanto ai prezzi, qui a Bologna il biglietto costa da 8 a 9 euro nel week-end: perciò il confronto con gli incassi di LA VITA E’ BELLA non regge

  2. Lario3 ha detto:

    Condivido anche io.

    Grazie mille per il commento, CIAO!!! 😀

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