MasIchismi

[per Diritto di Critica]

Chissà cosa spinge certi “pezzi grossi” a difendere qualcuno, difendersi o prendere le distanze telefonando nelle tribune politiche televisive. Lunedì sera, il Presidente del Consiglio interviene in prima persona a “L’Infedele”, su La7, accusando il conduttore, Gad Lerner, di essere artefice di una direzione «spregevole, turpe e ripugnante». Introducendo, dopo aver decantato i meriti di Nicole Minetti e aver invitato la sua eurodeputata Iva Zanicchi ad alzarsi ed abbandonare il programma, il concetto di “postribolo” nelle case degli italiani: una maniera raffinata per indicare la “casa chiusa”. Obiettivamente, in un periodo così delicato per la sua persona (pubblica e privata) forse sarebbe stato meglio usare un altro termine.

Non un inedito: già in passato il premier aveva “fatto sentire la sua voce” in altre popolari trasmissioni. In modo più gentile e colloquiale (come nel “Kalispéra!” di Signorini) o più arcigno (come a “Porta a Porta”, dove Rosy Bindi venne definita dal Cavaliere «più bella che intelligente», o a “Ballarò” contro i sondaggi di Pagnoncelli). Nell’ultimo caso, il risultato più eclatante ottenuto dal Capo del Governo è stato l’epiteto di “cafone” rivoltogli da Lerner, accompagnato dai mugugni e dai«buffone» di buona parte della platea presente in studio.

Insomma, le parole (sicuramente più spontanee) che giungono dalla cornetta causano un effetto più controverso nell’opinione pubblica. I giornali, per onore di cronaca, riportano l’illustre collegamento e sottolineano, talvolta, la presenza nel salotto di ospiti che dovrebbero svolgere assolutamente le veci dell’intervenuto. Una situazione imbarazzante anche per i telespettatori, che assistono ad una vera e propria delegittimazione dell’esponente politico regolarmente invitato dalle redazioni. In conclusione, tutto va a (s)vantaggio del leader.

Ieri è “andata in scena” un’emulazione delle gesta del Primo Ministro. Ad “AnnoZero”, per la seconda settimana consecutiva, si è parlato di quello che dai mass-media è stato ribattezzato “Ruby-gate”. Dopo lo stacco pubblicitario che separa l’editoriale di Santoro dall’inizio del programma in sé, il Direttore Generale della Rai, Masi, chiama in diretta. La frase «Non sono mai intervenuto direttamente anche quando Lei mi ha insultato, come sanno gli ascoltatori» è solo la premessa per dissociarsi, anche a nome dell’azienda, «dal tipo di trasmissione» in onda, rea di violare il «codice di autoregolamentazione sulla rappresentazione dei processi» in radio e televisione, nonché «i principi legislativi e costituzionali che ne sono alla base».

Anche in questo caso si è scatenato il botta e risposta, nel quale lo stesso Santoro evidenziava come fosse impossibile preventivamente stabilire violazioni su tale fattispecie, senza tenere a freno qualche frecciatina nei confronti del suo principale. Che, tra l’altro, non sembra essersi difeso così strenuamente nel merito. L’ultima querelle tra i due, quindi, si è risolta davanti a milioni di persone, dopo i pregressi veleni del “vafanbicchiere” e circolari di dubbio spessore democratico.

La mancata presa di posizione del rappresentante della TV pubblica sulla chiusura anticipata della puntata di “AnnoZero” (ne aveva facoltà) dimostra ancora una volta un disagio manifesto. Un clichè già visto, secondo il quale Davide (Santoro, un dipendente – privilegiato, ma sempre tale) sconfigge Golia (Masi/RAI). D’altro canto, il dirigente probabilmente sapeva a cosa sarebbe andato incontro se avesse cliccato sul fatidico “bottone rosso”.

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