Radio a impulsi

[per Diritto di Critica]

Il prossimo 17 marzo, per l’Italia, sarà festa nazionale. Tra “bunga bunga” e rivoluzioni dal sapore arabo comparse sulle principali testate, la notizia dell’istituzione delle celebrazioni presa dal Consiglio dei Ministri venerdì scorso è finita in secondo piano. Il compiacimento, però, non è generale. Non una stranezza: tra i Ministri della Repubblica, infatti, alcuni hanno espresso deciso parere negativo. Nella fattispecie, i leghisti Bossi e Calderoli. A farsi portavoce è proprio quest’ultimo, che, senza troppi giri di parole, definisce l’iniziativa governativa “una follia, pure incostituzionale”: il Paese, stando al pensiero dello stesso, avrebbe altre priorità da gestire.

Di fatto potrebbe non apparire un caso questa sorta di “ostracismo” di matrice leghista. Una delle “priorità” annunciate da Calderoli è l’instaurazione del “federalismo”, per esempio. Che – guarda caso – andrebbe a riformare proprio la Carta Costituzionale. Ma, indagando indietro nel tempo, uno dei principali obiettivi dell’allora emergente Lega Nord era addirittura la secessione. È pacifico che la Repubblica […] riconosce e promuove le autonomie locali, ma è soprattutto una ed indivisibile ai sensi dell’art. 5 della Costituzione, uno dei principi fondamentali. Se da una parte, nel corso degli anni, si è poi ridimensionato il desiderio separatista delle “camicie verdi”, dall’altra, in virtù del “decentramento” sancito dall’articolo sopra citato, il partito si è sempre identificato con il territorio che maggiormente rappresenta. Ergendosi così come “garante” delle esigenze pratiche di un buon campione dei suoi abitanti.

Dopotutto, tale orgoglio sorgeva proprio per il presunto predominio di “Roma ladrona”, in quanto principale centro di potere, storia e burocrazia. Nonostante una degna rappresentanza acquisita nei Palazzi, lo slogan critico nei confronti dell’Urbe non si è mai affievolito. Le dimostrazioni sono lampanti: verso la metà degli anni ’90, sulla falsa riga della Lira, venne realizzata – seppur con uno scopo tendenzialmente goliardico – una valuta Padana. Successivamente, la non giuridicamente  riconosciuta Padania ha adottato stemma e bandiera (il ben noto Sole delle Alpi, già contestato simbolo della “scuola di Adro”), un inno nazionale (il “Va’, pensiero” di Verdi) e possiede organi di stampa, divisi tra televisione (TelePadania), giornali (La Padania) e radio (Radio Padania Libera).

La stazione radiofonica ha acquisito discussa popolarità nell’ultimo periodo, in particolare commentando (a dir poco sarcasticamente) le partite della nazionale italiana di calcio impegnata nel deludente mondiale sudafricano. Proseguendo, l’emittente è poi diventata uno dei maggiori “sfoghi” dei fan del Carroccio, che in diversi programmi hanno la possibilità di commentare apertamente (e con verve decisamente polemica) i temi trattati in diretta. Domenica scorsa doveva andare in onda l’incrocio radio-televisivo tra il network e l’approfondimento “In 1/2 ora” di Lucia Annunziata. Tuttavia l’esperimento è saltato per motivi di inopportunità” denunciati dal direttore Salvini (altro controverso esponente di rilievo leghista), lasciando comunque dubbi alla popolare giornalista Rai.

Si potrebbero formulare diverse ipotesi: censura preventiva, mancata “educazione” di qualche affezionato, timore di turpiloqui (utili alle critiche di una pubblica opinione sicuramente più vasta) o di creare qualche incomprensione politica. In tal caso, com’è possibile che un partito come la Lega Nord, che di “celodurismo” e di genuinità ne ha fatto cavalli di battaglia, possa avere “paura” dei suoi stessi seguaci?

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One Comment Add yours

  1. Lario3 ha detto:

    Radio Padania è il male… quando sono a Como l’ascolto e mi inondo di raccapriccio 😀

    Grazie mille per il commento, CIAO!!! 😀

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