Ka-boom

Un boato, sia esso causato da un terremoto o da esplosioni. O, nella peggiore delle ipotesi, da un fungo atomico. Non serve scrivere molte righe su Giappone e Libia. Poche e fondamentali sono le certezze. Le ipotesi, trite e ritrite, sono circolate come al solito sui giornali e ogni storia ha avuto una propria rilevanza. È facile essere banali, esprimendo ovvie solidarietà, dispiacere umano e così via. Idem sostenere che, se non sarà la Natura a distruggere l’Umanità, sarà l’uomo stesso a provvedervi. O che la “guerra è male” e “il nucleare è cattivo”. Sebbene sorgano dibattiti sensati che vanno, almeno per quanto riguarda l’Italia, dal ripudio bellico ex art. 11 della Costituzione al prossimo referendum sull’opportunità di avere fonti di energia nucleare lungo Alpi o Appennini.

La storia dovrebbe servire da lezione. Altra frase ovvia. Ma, di fatto, di ciò che sta avvenendo nei reattori scoperchiati di Fukushima, dove una delle due centrali è stata travolta dallo tsunami, sappiamo in realtà poco. Noi profani potremmo probabilmente intuire le catastrofiche conseguenze di una cosiddetta “fuga radioattiva”, ma nemmeno gli esperti sono a conoscenza della reale situazione del nocciolo. Della catastrofe di Chernobyl si seppe solo in un secondo momento, quando la nube tossica ricoprì già parte dell’Europa. Invece in Libia potrebbero intervenire le forze di terra della NATO da un momento all’altro. E già torna alla mente l'”uranio impoverito”.

Appunto, sono teorie, probabilità e psicosi. A cui l’Italia, comunque, si sottopone con estrema facilità. C’è chi ha gridato pure a “nuove piogge atomiche”, ma la regione coinvolta dal terremoto 8.9 Richter (a proposito, nell’Aquilano la prima scossa fu di magnitudo 5.9: però i danni maggiori nel Paese del “Sol Levante” sono stati causati dalle onde anomale; le strutture portanti degli edifici avevano resistito bene al sisma) è distante in linea d’aria 8.500 km dallo Stivale, mentre l’Ucraina ne dista appena 1.600. Indubbiamente è un’emergenza non sottovalutabile, ma, almeno egoisticamente parlando, non bisogna creare allarmismi.

Più da vicino bisognerebbe preoccuparsi maggiormente per l’incontrollato flusso migratorio proveniente dall’Africa Settentrionale. Impossibile identificare una massa abnorme di persone, metterla in luoghi sicuri (a Lampedusa?) e controllarla. Tra le migliaia che cercano nuove speranze e un futuro più tranquillo, almeno preventivamente, non è da escludere – ecco un’altra ipotesi – che alla sopra citata massa si unisca gente poco raccomandabile. Come dimostrato, sono tragedie sulle quali chiunque, anche involontariamente, tende a trarre conclusioni. Razionalmente, quando vengono mostrati dai media eventi simili, come se fossimo tanti novelli Kissinger, ci dilettiamo nel discorrere di politica internazionale e indirizzare prospettive future.

Gli argomenti dei confronti nei bar – dove evidentemente non si parla di solo calcio – sono le provocazioni (ad esempio Gheddafi che denuncia “tradimento” – dopo galanti baciamano… – e paragona GB e USA a fascisti, etc.), gli interessi (come il petrolio o l’evitare rogne con le ispezioni negli impianti), i segreti (poco e spesso “di Pucinella”) dei singoli. Pertanto, un post incentrato sulle banalità non può che concludersi con una lampante banalità. Il nostro destino è nelle mani di pochi. Da sempre.

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