Missione compiuta

Doveva accadere. Era scontato che, da dieci anni a questa parte, sarebbe stata prima o poi annunciata la morte di Osama bin Laden. E che qualcuno (nello specifico la Fox) avrebbe annunciato quella di “Obama bin Laden”: la più classica delle gaffe. Una consonante a distinguerne il nome da quello di Barack Obama, il Presidente degli Stati Uniti di parte Democratica, il Nobel per la Pace che illustra davanti a milioni di persone l’omicidio del cosiddetto “sceicco del terrore” per mano dell’esercito del suo Paese. Tornando ai 10 anni, tanto è il tempo intercorso da quell’11 settembre che ha fatto tremare il mondo. E, a dispetto di tutte le teorie del complotto formulate nel doppio lustro trascorso, le responsabilità dei dirottamenti aerei vennero indirizzate verso l’illustre assassinato.

Un altro giorno che “cambia la storia”: colui che veniva identificato come il capo carismatico del terrorismo avrebbe finito il suo percorso terreno. La notizia scatena il tripudio soprattutto a Ground Zero, luogo dell’immane tragedia. Bandiere a stelle e strisce al vento e cartelli di scherno nei confronti del defunto. Situazione non tanto diversa da quella fondamentalista avversa, quando brucia le gigantografie di Obama o del predecessore Bush.

Tra l’altro, l’importante avvenimento si registra mentre la tensione in Medio Oriente ed Africa settentrionale è alle stelle. Se il rischio di attentati nei Paesi industrializzati era tangibile in precedenza, non è da escludere che un’Al Qaeda (o chi per lei) possa concludere nuove rappresaglie di tal genere. Sempre se abbia uomini in grado di organizzare simili eventi e mezzi a disposizione. Proprio Gheddafi, altro leader che sta piangendo i cadaveri di alcuni familiari (deceduti secondo le cronache a causa dei bombardamenti della NATO in Libia), qualche giorno fa dichiarava – tracotante – di essere il “filtro” tra l’Europa e gli eversori.

Comunque la si veda, i dubbi sull’anglosassone aftermath sono molteplici. Un’enorme medaglia dall’altrettanto enorme rovescio. A parte una foto fasulla e “voci” di sepolture marine, della salma di Osama non v’è traccia, almeno per ora. Ma agli USA personificati da Obama conveniva esporsi ugualmente se non avessero avuto certezza? Manca poco alla campagna elettorale per le elezioni presidenziali e i consensi nei confronti del Governatore uscente potrebbero aumentare a dismisura. Il rancore dell’intera Nazione per bin Laden in dieci anni era tutt’altro che scemato. Una versione concreta e reale del Goldstein orwelliano, un nemico (di fatto) sconosciuto a cui quotidianamente veniva riservata la dose comune d’odio. Sparare una cazzata al mondo intero (a che pro? Per infondere speranze? E quali? Per stimolare alla guerra? E, se si, contro chi?), peraltro poi confermata da Al Qaeda stessa, sarebbe stata una delle idiozie più colossali mai partorita da menti umane.

Per dieci anni sono sorte operazioni militari e strategiche atte a scovare cellule terroristiche tra gli altipiani asiatici, al fine di giungere proprio al turbante di Osama. Finalmente il risultato è stato raggiunto, la vendetta (spacciata ad uso e consumo come “giustizia”) si è compiuta. Fredda, come da tradizione. Ci sarebbe da riflettere anche su questo: possibile che con strumenti capaci di scandagliare completamente un vicolo di Manhattan, garantendo la visione dettagliata dei tombini ivi presenti, o pubblicare nell’intero web i crateri della riservatissima Area 51 in Nevada, gli USA non sapessero davvero in quale anfratto fosse rintanato il loro “ricercato” per eccellenza? È vero che per pianificare un blitz in grande stile (com’è stato) sono indispensabili studi lunghi ed adeguati, tuttavia è davvero incredibile che si sia giunti solo da poco tempo al mission complete degno della migliore simulazione. In conclusione, dato che il final boss è stato definitivamente sconfitto, è ancora necessaria la massiccia presenza delle milizie (almeno statunitensi) in quei territori?

Non c’è alcunché da festeggiare: le famiglie aspettano il ritorno dei propri cari dalle zone di guerra, “si dice” che la minaccia del terrore (con psicosi annessa) sia tuttora presente e, malgrado tutto, non si dovrebbe esultare per la morte di un singolo uomo. Né gridare al miracolo. Invece accade anche questo.

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