Amici di merda

C’era una volta un povero (…) imprenditore. / Il suo nome era Flavio Briatore. / Una solare mattina di maggio / dalla Finanza subì  un arrembaggio. / Dal suo yatch venne cacciato / e sul molo venne sbarcato. Al di là dell’allegoria metrica, il proprietario del “Billionaire”, in seguito ad un’inchiesta per evasione fiscale, poté assistere impotente poco più di un anno fa al sequestro dello yatch che gestiva, battente bandiera delle Cayman. L’avvenimento poteva anche finire nel dimenticatoio, se non fossero emerse delle recentissime intercettazioni relative proprio a quel fascicolo. Che però, oggettivamente, poco hanno a che fare con il procedimento di cui sopra.

I molti che prediligono il gossip alla politica sapranno perfettamente che Briatore è intimo amico del sottosegretario del PdL Daniela Santanchè. Sabato scorso alcune testate pubblicano interessanti dialoghi telefonici tra i due. Da buoni compagni fraterni di lunga data, spettegolano sul mondo a loro familiare, soprattutto nei riguardi di una persona. Con estrema normalità. Con la presenza di imbarazzo, nonchalance e stupore quando commentano i comportamenti del Presidente del Consiglio e dei “soliti noti” coinvolti in questo giro di piselli al vento e ragazzine vogliose ed accondiscendenti.

Spuntano particolari comunque interessanti che vanno dai timori di Mora («Lele è stato da me due ore, mi fa pena. Dice: “Fla’, mi hanno messo in mezzo. E sono talmente nella merda che l’unico che mi può aiutare è lui, sia con la televisione, sia con tutto. Faccio quello che mi dicono, faccio quello che mi chiedono”») all’indecenza di Fede («non ha più parlato con il Presidente e sembra che abbia comprato delle case alla Zardo, con tutti ‘sti soldi. Ma pensa che deficiente […] E poi è andato a dire al presidente: “Erano i soldi che gli ho prestato”. Invece non è vero, figlio di puttana”»), tirando in ballo Raffaella Zardo, conosciuta per essere una delle presentatrici del “Sipario” del TG4 ed una fervida frequentatrice delle cronache rosa già dai primi anni ’90, dominati dal tormentone del “Merolone“.

Le vette si raggiungono quando si tocca il premier, che viene ritratto, senza mezzi termini, come un “malato” («Ha ragione Veronica […] uno normale non fa ‘ste robe qui […]»), un inguaribile “arrapato”: la descrizione dettagliata è roba degna della rivista “Playboy”. Per ultimo, emerge un potenziale retroscena sull’avvicendamento tra Masi e la Lei alla Direzione Generale della Rai (la Santanchè: «Ho fatto l’accordo con Masi, e quindi tra il 7 e il 9 aprile viene nominata Lei, perché sai, una mia carissima amica…»). Al di là degli scoop, c’è da chiedersi, per l’ennesima volta, come diamine sia potuto fuoriuscire dalla procura simile materiale. D’altronde, raggiunti poi dalla stampa, entrambi gli interlocutori hanno manifestato il medesimo disappunto sulla questione.

A livello probatorio, per quanto concerne il caso concreto, il contenuto dei nastri è ininfluente. Poteva essere benissimo distrutto, anche se possedeva un (minimo) valore di cronaca: robe private e nulla che non si immaginasse. È stato tuttavia utile a svelare (seppur in modo subdolo, moralmente ingiusto) un dialogo tra persone che si vogliono sicuramente un gran bene. Forse costituiscono un’anomalia di quello che definiscono senza mezzi termini «mondo di merda». Tra di loro riescono a mantenere un rapporto onesto, vero, sincero. Riescono ad essere umani e fanno trasudare il sentimento con espressioni spontanee. A dispetto del luogo comune che, spesso, li caratterizza come freddi e snob. O, in maniera più spregiativa, viscidi e senza scrupoli.

Tra di loro, appunto. La Santanchè mostra perplessità, rimanendo senza parole o muovendo “madonne” dal firmamento ogni volta che viene a conoscenza di qualche dettaglio scabroso riguardante il suo Gran Capo. «Un uomo che nei miei confronti ha sempre avuto grande rispetto», dichiarerà tramite le colonne de “La Stampa”. Tre anni fa, mica un’eternità, invitava le donne a non votarlo perché «ci vede solo orizzontali, non ci vede mai verticali». Così come non è bello, per un giornalista fra poco ottantenne, sentirsi sputtanato da uno con cui ha passato interi giorni nelle precedenti estati sulla Costa Smeralda.

Estati in cui sguazzano tutti insieme, abbracciati e felici davanti ai paparazzi, nello stesso mare di ipocrisia.

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