Coprofilia

Altro sdegno creato dalle affermazioni del nostro Presidente del Consiglio. Su per giù, da un’intercettazione (quella che dovrebbe essere secretata) emerge che il suddetto si sia sfogato al telefono con tale Lavitola (direttore dell’ “Avanti!”, giornale che ha avuto una sua storia in tempi andati, e noto alle cronache per il “merito” di voler in un certo modo incastrare l’ “arci-nemico” Fini durante l’estate dell’anno scorso), dicendo che l’Italia è un “Paese di merda“. Usando uno slang facebookiano, il premier è passato da “l’Italia è il Paese che amo” a “vado via da questo Paese di merda”. Bum.

Se da un lato si grida allo scandalo per le ultime parole del Capo del Governo, rispondendo a tono alle marginali offese o invitando il soggetto in questione al sarcastico “Vai, vai…”, dall’altro lo si difende (poverino), in quanto vittima delle persecuzioni di “certa stampa” e dei soliti detrattori. La frase, effettivamente, è stata estrapolata ad uso e consumo del pubblico, sempre distratto dalla crisi quando vengono diffuse a macchia d’olio esternazioni immorali di questo tenore (sic). Al di là dei dubbi assiomatici che identificherebbero un’ammissione di responsabilità diretta del Presidente in pectore (scrivendo in modo più comprensibile, lo Stivale sarebbe composto da materia organica fetida e di colore bruno anche a causa sua: le feci sono pur sempre un insieme di cellule scartate, facilmente paragonabili a cittadini e strutture o persone fisiche e giuridiche), ciò che preoccupa di più è l’ingenuità dello stesso, ossia un politico al vertice della piramide. Capace di ricadere nei medesimi errori, nonostante siano passati 17 anni dal giorno in cui dichiarava per la prima volta al mondo l’amore viscerale nei confronti del suo Paese.

Lui è, lapalissiano scriverlo nuovamente, il Presidente del Consiglio. Ad alcuni è ancora (incredibilmente) ignoto che, per forza di cose, vita privata non ne ha più per convenzione. Che non deve stupirsi e strillare come una checca isterica (con tutto il rispetto per chiunque sia gay) ogni volta che sente minime interferenze sulla sua pelle e che ha alle sue spalle centinaia di telecamere (“roba che nemmeno al Grande Fratello!”). Inoltre, lui deve sapere con chi ha a che fare. Ad attendere Lavitola all’aeroporto, ora, ci sono vetture della polizia (è all’estero per “motivi di lavoro”). Mentre per Tarantini (remember D’Addario) e gentile consorte la custodia cautelare è scattata già. Possibile che non si sia accorto di niente? Sarebbe come sguazzare in una vasca colma di escrementi (appunto). Adesso, infatti, sta subendo persino l’onta di aver subito estorsione da alcuni dei soggetti sopra elencati.

Manovra finanziaria, summit per ricercare fallaci soluzioni che crollano come castelli di carte – tra opposizioni naturali di minoranze e maggioranze, nonché antinomie costituzionali non ponderate -, gestione delle critiche situazioni internazionali (quanto accade in Libia ne è esempio lampante). A questo deve far fronte, quotidianamente, ogni Primo Ministro. Come può lo stress non prendere il sopravvento, in simili circostanze. Sarebbe inumano non voler scappar via e lasciar tutto al destino. Una vacanza servirebbe. Non a Villa Certosa, ma a distanza di sicurezza dagli obiettivi dei fotografi.

Hammamet è un’ottima località di villeggiatura, nel caso.

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