Prima della prima

Il 5 novembre, un comune di una provincia del meridione d’Italia ha riavuto il suo teatro, dopo anni di chiusura sofferta e forzata. Nel suo ultimo periodo prima della riapertura era diventato un cinema, in cui venivano proiettate quotidianamente pellicole di dubbio spessore, come spesso accadeva anche in altre città dopo la crisi del settore. Immaginarsi una vecchia struttura in liberty, con fregi e lampadari in cristallo, ridotta ad un contenitore di gente arrapata non è un bel quadro. Eppure questo è stato il suo parziale destino, prima che la Regione stanziasse una cosa come quattro milioni di Euro per la “rifondazione” a carico dell’Amministrazione del luogo.

Rischiava di saltare tutto durante il restauro, quando sotto la platea era emersa – in pratica – una cittadella archeologica. Ma, nonostante i ritardi, il problema è stato sommariamente risolto. Il paese doveva riavere il fiore all’occhiello nel più breve tempo possibile. Missione compiuta, a sei mesi dalle elezioni amministrative (dopo rinvii alternati ad anticipazioni: dal 29 al 28 ottobre, infine definitivamente al 5 novembre). Si presuppone sia solo un caso. Ma, all’evento, tra la “gente comune” selezionata tramite una specie di concorso pubblico (anche questo coperto da luci ed ombre; a quanto pare una persona poteva consegnare più domande, per esempio, e qualcuna ha trovato posto a sedere saltando la trafila burocratica) con annesso sorteggio, v’erano ovviamente rappresentanti dell’imprenditoria e delle associazioni locali. E dunque le istituzioni: non solo consiglieri e assessori comunali, ma addirittura il Governatore pugliese Nichi Vendola e il suo predecessore, ora Ministro per gli affari regionali, Raffaele Fitto.

Mentre Vendola si era soffermato nella piccola sala stampa, giungendo in loco con appena qualche minuto di ritardo e accompagnato dalla solita ricercata loquacità e, in concreto, da una piccola scorta rimasta all’esterno, Fitto (con tanta voglia di scrollarsi di dosso l’icona del vendoliano “ProFeFForino”) è arrivato in tempo per il taglio del nastro, seguito – tra gli altri – da Schittulli (neo-dimissionario Presidente della Provincia di Bari), Palese (ex candidato alla presidenza regionale) e Giorgino (sindaco di Andria, fratello del giornalista e vicepresidente della Provincia di Barletta-Andria-Trani), oltre al “padrone di casa”, sindaco della cittadina e Presidente della BAT, Francesco Ventola; tutti rappresentanti della coalizione di centro-destra.

Al di là della presenza politica, serviva un testimonial degno del nome che porta: Lino Banfi era sicuramente il più appropriato e, infatti, ha accolto l’invito, accompagnato da sua figlia Rosanna. In conferenza stampa prima, e sul palcoscenico poi, commosso e sinceramente provato, ha ricordato la sua storia amalgamata a quella dell’avanspettacolo, della gavetta che l’ha portato dal cuore della Puglia al successo internazionale. Da Franchi & Ingrassia passando per Fenech & Cassini, senza mai rinnegare il passato. È stato, nel raccontare gli aneddoti, alla pari di un nonno alle prese coi nipotini. I presenti hanno vissuto una trasposizione in carne ed ossa del “Libero” televisivo, decisamente naturale nell’alternare un dialetto mai dimenticato con l’italiano fluente. “Una parola è troppa e due sono poche”.

L’incontro con i giornalisti di TV e testate locali e nazionali (sedersi davanti a gente che conoscevi solo perché riflessa nei tubi catodici lascia un filo di emozione, così come scoprire che il tuo vecchio vicino di casa ha la targhetta con il logo di Canale 5) si è concluso con il segretario particolare del sindaco che domanda allo stesso se l’edificio fosse effettivamente agibile. Con un paventato certificato che lo dimostrerebbe, Ventola ha cercato una volta per tutte di spegnere le polemiche sulla questione. Anche se, per quanto concerne il fattore sicurezza, lungo le scalinate ad oggi mancano i corrimano: tale lacuna ha causato fatica soprattutto alla gente più anziana che saliva o scendeva sui gradini in parquet per raggiungere i posti riservati.

Quella dell’agibilità non è stata l’unica fonte di dubbi. L’incertezza della data di apertura, i criteri di presentazione delle domande d’ingresso e il successivo sorteggio pubblico, il ritrovamento dei reperti nello spazio sottostante, la mancata possibilità concessa ai cittadini di visionare il loro teatro in anteprima (tanti erano i curiosi letteralmente spiaccicati sulle porte di vetro; altrettanti hanno assistito mestamente al vento davanti ad un maxischermo posto in piazza – ma sarebbe stato impossibile far entrare chiunque -), la destinazione e la gestione del medesimo in proporzione alle spese sono stati tutti argomenti oggetto di perplessità popolare. Ma molto è stato zittito proprio dalla buona riuscita dell’evento e i complimenti agli organizzatori, per il momento, sono comunque meritati ed unanimi.

Alcuni dei “fortunati” all’interno, tuttavia, sono usciti a dir poco trionfanti dal Politeama. Come se, in un certo qual modo, si fossero sentiti “superiori” nel frangente, manifestando tale loro emozione dall’uscita fino ai dialoghi del giorno dopo su Facebook. L’ “Io c’ero” è fonte logica di soddisfazione, ma non di egoismo: questo Teatro (volutamente con la “T” maiuscola, con la speranza che non diventi un “Nuovo Cinema Paradiso“*, la cui colonna sonora riecheggiava negli spazi assieme all’inno italiano) è un patrimonio che deve appartenere a tutti.

I delusi che facevano capolino, trepidanti nel sedere sulle poltrone o affacciarsi alle balconate, lo stanno ancora aspettando.

*Destino ha voluto che su RaiUno, nottetempo, andasse in onda proprio il film di Tornatore.

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4 Comments Add yours

  1. nota a piè di pagina: il giorno successivo il teatro era aperto a tutti coloro che volessero visitarlo ed al suo interno sono state proiettate le riprese dell’inaugurazione del giorno prima.

  2. leoman3000 ha detto:

    … ovviamente, però, non è la stessa cosa di un “live” 😀

  3. Marco Tullio ha detto:

    Bravo! Ho visto delle foto e mi é parso di vedere persone non facenti parte delle ”autorità” ne dei ”fortunati” sorteggiati. Forse mi é sfuggito qualcosa ma non ho viato nemmeno… Come si chiama? Quel simpatico vecchietto autore di poesie e racconti in vernacolo… Ah si Savino Losmargiasso. Mi domando come mai.

    1. leoman3000 ha detto:

      Il Comune non l’ha considerato “autorità”…

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