Essere all’altezza

Buongiorno,

scrivo a nome di tutti i genitori della classe 1° A di una scuola [omissis], perchè ci sentiamo “OFFESI” , dalla decisione dell’Istituzione scolastica di acconsentire alla richiesta assurda da parte di un genitore di trasferire il proprio figlio, da una sezione all’altra per motivi discriminatori, quali il livello sociale della classe, che non sarebbe all’altezza dell’alunno/a trasferita. Permettendo questo, in un ambito scolastico che dovrebbe educare ed istruire, si sminuisce il lavoro degli insegnanti che compiono il loro dovere con competenza ed amore, e si offendono in “primis” i bambini ed i genitori. E’ vergognoso chi si permetta di creare queste classi ” d’elite”, che non hanno niente da insegnare, ma che accentuano solo l’ignoranza che vige in questo paese…….ci chiediamo, ma tutto questo accade solo perchè si tratta di un “personaggio pubblico”…!

Questa è la mail integrale (fatta eccezione per l’omissione) che è comparsa sui siti locali di un popoloso comune pugliese. A quanto pare, le barriere ideologiche di stampo classista non sarebbero del tutto scomparse. Da quanto si evince, c’è un “genitore” che, in quel paese, pretende di far accomodare l’incolpevole figlio in un’aula con componenti dello spessore “morale e sociale” che gli appartengono, dal punto di vista totalmente soggettivo del predetto. Persona (ovviamente non nominata) che, come nel migliore degli stereotipi, magari parla forzatamente con la “R” moscia e fa del suo cognome la propria bandiera (con un “De’ ” apostrofato tipico di marchesi o baroni che furono).

Si metta il caso in cui il bambino abbia stretto legami d’amicizia in quella classe. Gli eventuali rapporti verrebbero già tranciati da una mano estranea, attaccata più al blasone (?) del “personaggio pubblico”. Andrebbe contro ogni principio, sia esso sancito dalla Costituzione ovvero di semplice educazione. Prendendo per buona l’esternazione stizzita contenuta nella missiva, un’intera comunità si ritroverebbe davanti ad una condotta scandalosa, se non disumana. “Signori” che, nonostante un proprio status – quasi certamente – coltivato con serietà e con sacrifici, tuttavia dimenticano la loro provenienza: non intendono rimanere umili, preferendo assumere superbia ed arroganza. Dissociarsi dalla massa diventa una necessità, e questa viene irrisa nel modo in cui i patrizi agivano nei confronti di plebei, o i novelli signorotti bianchi verso gli schiavi neri. Realmente, non sarebbe un atteggiamento così diverso, come a dire “i figli di avvocati non possono stare con i figli di contadini”.

Nel 2011 emergono nuovamente simili circostanze grottesche, con dirigenti scolastici (di scuola pubblica) disegnati come quasi costretti ad inchinarsi al timore reverenziale. Ancora una volta si ripete la storia: eppure un buon padre di famiglia, diligente per postulato, prima del 2 novembre, avrebbe dovuto aiutare il proprio pargolo a perifrasare l’arcinota ” ‘A livella” di Totò. Un principe (l’attore napoletano lo era per discendenza) che ricordava al mondo come gli uomini siano tra loro uguali. Poco importa se si trattasse di “re, magistrati o grandi uomini” o “poveri netturbini”. Invece siamo tutti ancora al cospetto dell’ennesima “pagliacciata fatta dai vivi”.

Bisogna, però, precisare: quelle fin qui descritte, comunque, sono le considerazioni tratte ascoltando la sola campana dei “parenti indignati”. Si spera, d’altro canto, che il bambino non sia stato soggetto ad attacchi dei compagni proprio (o anche) per il suo essere “figlio di”: cosa, questa, che avrebbe più saggiamente spinto un genitore alla soluzione estrema del “cambio di classe”. Sfortunatamente, da ambe le parti, pregiudizi e insulti diventano tristemente ereditari, con bollini infamanti che rimangono impressi a lungo nelle storie personali.

Pertanto, è giusto tornare alle parole di Totò, che sapeva far senz’altro ridere e riflettere: “Signori si nasce”. Appunto.

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