Il coccodrillo come fa?

il

[per Diritto di Critica]

Un coccodrillo: immagine tratta da Wikipedia...

Il Presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro – come i più sapranno – è morto ormai da qualche giorno. In ambito giornalistico, ogni redazione dev’essere pronta con il cosiddetto “coccodrillo”: un articolo capace di sintetizzare “vita, opere e miracoli” dei singoli personaggi, da pubblicare nel più breve tempo possibile. Nell’era del web è molto più semplice reperire le informazioni in rete; logica innovazione dopo anni di affannose ricerche negli archivi video e cartacei delle varie testate.

Il sito più popolare dove si possono recuperare dati di questo tipo è – lapalissiano scriverlo – Wikipedia. E ovviamente Scalfaro non era escluso dalla lista. Negli stessi istanti in cui rapidamente su it.wiki veniva aggiornata la data della sua dipartita, sul formato on-line de “La Repubblica” compariva questo trafiletto:

Nel 1993 scoppiò lo scandalo Sisde, relativo alla controversa gestione di fondi riservati. Un’inchiesta della magistratura fece emergere fondi “neri” per circa 14 miliardi depositati a favore di 5 funzionari.In seguito a San Marino venivano individuati altri 35 miliardi di sospetta provenienza. Uno degli indagati, Riccardo Malpica, ex direttore del Sisde, affermò che Mancino e Scalfaro gli avrebbero imposto di mentire e che il Sisde avrebbe versato ai ministri dell’interno 100 milioni di lire ogni mese. […]

La sera del 3 novembre 1993 Scalfaro si presentò in televisione, a reti unificate e interrompendo una partita di Coppa Uefa, per un messaggio straordinario alla nazione. Fu il discorso del “Non ci sto!”. Il presidente della Repubblica parlò di “gioco al massacro” e diede una chiave di lettura dello scandalo come di una rappresaglia della classe politica travolta da Tangentopoli nei suoi confronti. Nei giorni successivi i funzionari furono indagati per il reato di attentato agli organi costituzionali, accusa dalla quale sarebbero stati prosciolti nel 1996 per decorrenza dei termini, ma senza formula piena.

Ciò che viene di seguito riportato, invece, è quanto è tratto proprio dalla voce di Wikipedia:

Nel 1993 scoppiò lo “scandalo SISDE”, relativo alla gestione di fondi riservati. […] un’inchiesta della magistratura fece emergere fondi “neri” per circa 14 miliardi depositati a favore di altri 5 funzionari; […] mentre a San Marino venivano individuati altri 35 miliardi di uguale sospetta provenienza. […] uno degli indagati, Riccardo Malpica, ex direttore del servizio ed agli arresti da due giorni, affermò che Mancino e Scalfaro gli avrebbero imposto di mentire; aggiunse inoltre che il SISDE avrebbe versato ai ministri dell’interno 100 milioni di lire ogni mese.

La sera del 3 novembre 1993 Scalfaro si presentò in televisione, a reti unificate e interrompendo la […] partita di Coppa Uefa […], con un messaggio straordinario alla nazione nel quale pronunciò l’espressione “Non ci sto”, parlò di “gioco al massacro” e diede una chiave di lettura dello scandalo come di una rappresaglia della classe politica travolta da Tangentopoli nei suoi confronti. Nei giorni successivi i funzionari furono indagati per il reato di “attentato agli organi costituzionali”,accusa dalla quale furono prosciolti nel 1996 per decorrenza dei termini (ma senza formula piena).

A sfregio della “riproduzione riservata” con simbolo del copyright che compare in fondo al pezzo proposto da “La Repubblica”, si scopre che – con ovvi tagli e qualche minima sistemazione – i due testi sono pressoché identici. In soldoni, e per l’ennesima volta, si scopre quanto sia “facile” e soprattutto comodo riprendere contenuti da internet per abbreviare un determinato lavoro. Se i responsabili non si accorgono del plagio, per imperizia o distrazione, lettori più attenti notano facilmente come un volontariato venga letteralmente sfruttato da giornalisti professionisti e blogger, con conseguente violazione delle licenze (basterebbe aggiungere un banalissimo “da Wikipedia” al termine di un paragrafo). E infatti, pochi minuti dopo la pubblicazione dell’articolo de “la Repubblica”, su Facebook i primi osservatori – armati di un efficace screenshot – riproducevano e condividevano il frammento incriminato. Si tratta, tra l’altro, delle stesse persone che in alcuni casi si sono lamentate dell’affidabilità di Wikipedia medesima, com’è avvenuto di frequente in passato.

In realtà, molte volte (solo per elencare qualche esempio – [1] – [2] – [3] – [4] – [5]) i fruitori dell’enciclopedia multimediale hanno avuto modo di protestare per le “scopiazzature” da parte dei giornali e stenderne una lista certamente parziale. Nonostante gli sforzi e le mail inviate ai piani alti, le risposte sono state poche, evasive o addirittura nulle. E l’approfittarsi continua imperterrito.

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