125 milioni di cazzate

(o 700mila Euro o 24mila baci)

Ovvietà, qualunquismo e anche ignoranza. 53 minuti di monologo (o quasi) sui massimi sistemi ridotti all’osso: argomenti su cui chiunque, con superficialità, potrebbe discorrerne senza cachet elevati. Bombardamenti all’Ariston, guerra e pace, voglia di “cambiare il mondo”: questa la copertina che fa da preambolo ad attacchi nei confronti di giornali filocattolici, critici televisivi e Consulta. Ormai da 12 anni e mezzo Celentano propone (senza freni, né censure, ma pure senza autoironia) lo stesso cliché. Le sue pause, alternate alla grammatica claudicante ma spontanea, mettono in totale ombra una kermesse già devastata dalle defezioni (Tamara Ecclestone e Ivana Mrazova sostituite dalle signorine dell’anno scorso – la premiata ditta Canalis & Rodriguez -) e dai problemi tecnici, a dispetto dei milioni di Euro che vi gravitano attorno.

Un merito, però, “il Molleggiato” ce l’ha. Ha ottenuto l’attenzione di un’intero Stato, proponendosi da one-man show nella vetrina annuale più visionata della televisione italiana, come ogni populista che si rispetti. Un cantante che ha trasformato il suo mestiere in un hobby, usandolo come intermezzo riempitivo tra le varie invettive lanciate dal palco. Il Festival di Sanremo viene annullato in tutti i sensi: da stamattina non si parla che della lunga performance di Celentano; l’unica musica è la sua, non dei contendenti. Da perfetto rockpoliticante (“lento” o “rock”?) è riuscito a condurre in porto il paradosso nichilista della “descrizione del nulla”. Mai, infatti, è entrato nel merito delle fattispecie di cui ha discorso.

Facile dire “Corte Costituzionale buuuuuuh”, “L’Avvenire buuuuuuh” senza spiegarne il motivo (e invocando, al contrario, la libertà di stampa ed espressione). Facilissimo dire “rivoluzioniamo la storia”. Apprezzabile perché un ascoltatore medio vuole sentirselo dire: gli edifici di culto sono esenti da imposte comunali? Male, ma pochi si chiedono il perché. Un quesito referendario viene bocciato? Malissimo, ma le sentenze sono paragonate a carta straccia. Sarebbe altresì fantastica la “pace nel mondo”: ma allora le varie miss e veline non devono ricevere come compenso le stereotipate parodie (in pratica, non prendetele per il culo).

Tutte utopie di un ragazzo della via Gluck autoelettosi rappresentante della massa sociale umile, ma che – comunque – ha preteso determinate garanzie da un’azienda di Stato. Forse, 12 anni fa, David Bowie aveva visto lungo in tale direzione. Però, ai tempi di “Francamente me ne infischio”, la voce (polemica) del fu Serafino era certamente più innovativa di quella odierna e conquistava maggiormente masse meno annoiate.

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