Guida galattica per elettori

ImmagineRompo il silenzio (voluto) sul blog. La questione politica è un interesse generale. Tenterò, in questa sede, di non dilungarmi molto sull’opportunità del voto (peraltro, se vincerà l’astensionismo, comprensivo di schede nulle e bianche, ci sarà da divertirsi…) e sulla descrizione dei singoli partiti che concorreranno ad occupare gli scranni dei Palazzi. Ci sarebbe infatti davvero molto da scrivere sui programmi forniti dai candidati, ma, così facendo, la frantumazione di ovaie e testicoli arriverebbe a livelli immensi per i 4-5 lettori di questo blog appena resuscitato (wow, anche “wordpress” è cambiato).

Dunque, in linea con le direttive attuali dei singoli partiti (ossia “tuttoquellochefapresasuifessacchiottichecivotano”, quindi tutto fuorché gli ideali che i più dovrebbero tendere a rappresentare, invasi come sono dai personalismi che fanno più scena sulla pubblica piazza), è doveroso analizzare i “pro” e i “contro” dei vari contendenti, cercando di mantenere una logica equidistanza. Abbiamo – presenti in tutte le circoscrizioni – almeno una decina di coalizioni, divise tra una variabile che va, approssimativamente, da 20 a 35 liste. Non ci vuole un master di un’università statunitense per capire che genere di confusione venga a crearsi. Poi, fate vobis.

Il clima è del “tutti che litigano con tutti”, non votanti compresi. Il contorno è fatto di insulti e tentativi da rivoluzione da salotto e bullismo da retrotastiera del computer. Insomma, mentre l’elettorato educato inveisce sputacchiando sul monitor del portatile contro gente che di persona non conosce affatto, i contendenti ridono e scherzano, mangiando insieme in una pizzeria del centro della Capitale, sulle partite di Champions’ League. Fidatevi.

Rivoluzione civile – Ingroia: Partiamo dal presupposto che il nome del papabile P.M. (Primo Ministro, non Pubblico Ministero: Ingroia ha curato le indagini sul rapporto Stato-Mafia, tra tutte. Poi è andato in Guatemala facendo andirivieni per amor patrio? Saudade all’inverso?) sia a caratteri cubitali (N.B. cosa pressoché comune agli altri simboli). Dopodiché tra i candidati si annoverano persone comuni e di “cultura” che spaziano da (ex) sinistra a (ex) destra e vanno da Sandro Ruotolo (almeno nel Lazio) alla sorella di Cucchi. Tutto all’insegna di giustizia e onestà. Una trasformazione dell’IdV: da Tonino Di Pietro a Tonino Ingroia.

Forza Nuova: Camerati, bisogna ripulire l’Italia dalla feccia riportandola all’autarchia socialnazionalista. Già, perché gli immigrati devono tornare nei loro zozzi Paesi, senza se e senza ma. Perché nessuno, come l’italiano, è voglioso, arruolato e armato di cazzuola utile a spalmar calce tra i mattoni o raccogliere pomodori sotto il sole cocente a schiena curva. L’Italia non merita l’Europa e bisogna tornare al vecchio conio che lustro diede all’italica penisola. Fiore, politico di riferimento, quando visita le città del mezzogiorno, è sempre accompagnato da adeguata scorta. A noi!

Amnistia Giustizia e Libertà: Nient’altro che i radicali, l’eterno squadrone di Marco Pannella che ha – sfortunatamente per lui – perso pezzi. Nonostante le premesse del nome, il buon vecchio recidivo scioperante di fame e sete era intenzionato ad appoggiare (quantomeno nel Lazio) La Destra di Storace, dopo anni di piazzamento a sinistra. Fine della storia: correranno da soli.

Movimento 5 Stelle: Beppe Grillo, il rivoluzionario. Gli slogan attivi, show di un (ex) comico riciclato alla politica. Il segnale che le cose stanno cambiando. In negativo. Se un comico fa politica, per assioma vuol dire che la politica non è più una cosa seria. E Grillo in primis, da satirico, ha preso gusto delle sue azioni e dal suo blog lancia gente (più o meno) comune all’assalto del Parlamento. Dal suo palco e senza contraddittori ne ha per tutti, offendendo e fanculizzando. Destra, sinistra, centro. Non c’è nessuno in grado di mostrare un pubblico interesse, chiunque è lì perché intenzionato a sovvenzionare il proprio ego. Si crea il paradosso: si comporta come tutti gli oratori e lo fa anche in modo più aggressivo. Tuttavia lui grida dal microfono e sotto lo applaudono, al limite dell’incondizionato. Potrebbe dire la miglior supercazzola, ma verrà applaudito lo stesso.

Rispetto agli altri finora analizzati – insieme a pochi altri, per la verità – è il leader carismatico che ha fatto più casino. E, se fai più casino, nella logica tutta italiana, emergi. Ma che vuole infondere Beppe Grillo, oltre smuovere le coscienze dell’elettorato attivo con questa idea di antipolitica che di “anti” non ha alcunché?

Grillo, dalla Val Susa a Lampedusa, è in grado di dire cose sacrosante e oggettivamente accettabili (uno dei successi del suo blog). Pertanto incuriosisce attivisti (meglio, devoti) e “protestanti”. La sua forza è stata questa: dire ciò che l’italiano medio vuole sentirsi dire. Il problema sorge quando si ritorna sulla terraferma: non ci sono 5 arcobaleni in fila e unicorni colorati per risolvere le dinamiche interne di uno Stato. E neppure il “vaffanculo” è contemplato dalla Costituzione come soluzione a tutti i mali.

Partito Comunista dei Lavoratori: Nostalgia canaglia: l’unico partito sinistroide ancora coerente tanto da presentare nel simbolo “Falce e Martello” sul globo. Gli ideali rimangono ancora infusi, ma relegati ai margini. Perché lavoro è uguale comunismo e comunismo è uguale libertà. Lottare contro le multinazionali e il capitalismo usando il PC prodotto tra Giappone, Corea (del Sud) e Stati Uniti: così si fa.

Futuro e Libertà per l’Italia – Scelta Civica per Monti – Unione di Centro (coalizione): Ecco la prima delle tre delle “grosse coalizioni”. Mario Monti, Presidente del Consiglio uscente, nominato governatore tecnico al fine di risanare l’economia disastrata con tagli alle strutture ed aumenti di imposta, pensa bene di mettersi in gioco attivamente e, come i più, ricrea l’effetto-simpatia con account twitter e video di famiglia.

Il problema è che, sempre per la logica tutta italiana di cui sopra, l’aumento delle imposte è visto non come una partecipazione attiva al bilancio statale (cfr. artt. 23 e 53 Cost.) ma una condanna sociale da evitare assolutamente, come sostenevano altre persone. Ora sostiene di spegnere l’aspirapolvere per aspirare moneta “dalle tasche degli italiani” (cit.), dopo aver comunque fornito un determinato aplomb in ambito internazionale che mancava almeno dal 2008 (sic).

Per continuare (o per stoppare? Boh!) l’opera, stavolta Monti non è solo con un manipolo di banchieri e professori universitari, ma affiancato dall’altrettanto uscente Presidente della Camera, Gianfranco Fini, e dai Democristiani rimasti puri capeggiati dai valori della famiglia dello sposato in seconde nozze Pierferdinando Casini.

Un’altra coalizione, dunque, che raccoglie tutte insieme tre grandi discendenze storiche, accentratesi come una sorta di rifondazione di quella che vent’anni fa fu DC. Con l’aggiunta dei Finiani, ex della destra sociale, ex alleantini, ex berlusconiani, il cui capo dà l’impressione di accontentarsi di rimanere al secondo posto nelle gerarchie statali e non ambire più di tanto al potere esecutivo (peraltro sempre mancato ai discendenti dell’MSI).

Tra UdC e Montiani si annoverano altresì tanti delusi di destra e sinistra che, nei comizi pubblici, non si fanno remore di sputare troppo nel piatto da dove hanno precedentemente mangiato (Carlucci? N. Rossi? Si, proprio voi!). A proposito di coerenza e ideali.

Fare per Fermare il Declino: Chiamatelo Oscar Giannetto Giannino. L’uomo carismatico del partito neo-liberale si è avvalso di nomi forti dell’economia nazionale, per finire sputtanato da uno degli stessi. Insomma, l’eccentrico alternativo, dalla barba posticcia, dal bastone e dai completini gessati, ha “falsato” i curriculum. Scandalo. Probabilmente non voleva sentirsi da meno a qualche suo concorrente (stando alle malelingue) e ha voluto gonfiare il suo palmarès di titoli di studio. Ora si spiega perché ce l’avesse tanto con quei “miserabili” rettori universitari. Anzi, ora si è scoperto che neppure ha partecipato allo Zecchino d’Oro da bambino, pur essendo un piccolo cantante in erba. Forse ha dovuto abbandonare presto le aspirazioni a causa di un “do” uscitogli male dal petto. Magari verrà a sapersi che anche la sua folta peluria è fasulla e composta da materia di dubbia provenienza.

Tornando seri, non era un mistero che tale corrente avrebbe ricercato voti in una sorta di “intellighenzia” territoriale. Che, vistasi tradita, in queste ore sta abbandonando la nave. Declino accelerato.

Partito Democratico – Centro Democratico – Sinistra Ecologia e Libertà (coalizione):  Bersani ha vinto le primarie e sarà lui a rappresentare come capo la principale fetta della sinistra italiana. Una battaglia iniziata con le primarie e finita con l’appoggio (incondizionato?) di Vendola e Tabacci (suoi iniziali sfidanti). Un ex comunista e un ex democristiano che convergono sugli stessi obiettivi decisi da un innovatore, un ragazzo che ha fatto dell’immagine, della freschezza, della sottocultura giovanile e della tecnologia le sue bandiere. Si, forse un po’ artefatto, ma avrebbe portato probabilmente nuova linfa nella coalizione, “rottamando” i predecessori e accaparrandosi le preferenze di tutt’altra parte storica sfiduciata. Matteo Renzi? No, Massimo D’Alema!

Casa Pound: Nostalgici della “buonanima” e di epoche mai vissute da loro in prima persona. La parte giovane di quella che è Forza Nuova (v. infra) e pertanto non si mescola, pur avendo gli stessi pensieri e slogan di base. Perché i centri sociali sono anche di destra: torna a credere, ricomincia a lottare!

Intesa Popolare – Lega Nord – Grande Sud – La Destra – Il Popolo della Libertà – Fratelli d’Italia – Moderati in Rivoluzione (coalizione): La grande famiglia supera Casini (e Fini) e torna più o meno compatta alla base. Si avvale, salve qualche altrui “intemperanza”, alla figura cardine di tutta la coalizione. Che, dopo essere stata destituita “alla scordata” da un esercito di “professorini” (che peraltro hanno avallato), ora ribatte in prima persona. Silvio Berlusconi, stavolta, dice candidamente di non voler tornare a Palazzo Chigi, ma si accontenta di diventare Ministro dell’Economia perché “ne capisce”. Poi dovrebbe spiegare perché campeggia il suo nome sullo stemma e non quello di Angelino Alfano. E perché le primarie di centro-destra non si sono più svolte. E… vabbè.

Anni e anni di discussioni sempre sugli stessi comportamenti, su vicissitudini analoghe che vengono, nel bene e nel male, sempre appoggiate. I giornalisti seguono le sue proposte malsane, per ultima (e solo per ultima) quella riguardante la restituzione dei soldi dell’IMU sulla prima casa. L’IMU che il SUO Governo ha approvato, ma è comodo prendersela con precedenti e successori che – come detto – “mettono le mani nelle tasche degli italiani”. Che cos’è, questo? Un incentivo all’evasione fiscale? Detto da un ex premier? Già, con l’auto blu è facile trovare posto in centro e non inserire gli spiccioli nel parchimetro.

E poi arriva il Fac-Simile di una busta dell’Agenzia delle Entrate (con logo PdL). Mia nonna legge “rimborso”, non ci pensa due volte e va in fila alla posta per riscuotere un surplus che le permetterà di vivere bene fino a fine mese. La lettera è pure firmata da un organo istituzionale. Bene, si va così: di slogan ad effetto, presa in giro poco bonaria dell’avversario e tanto “amore che vince sull’invidia e odio“. Si va avanti così da anni, ma a molti piace vivere nell’odore di stantio sperando che si trasformi in quello di figa (no, il Cavaliere ha i soldi, non tu, sordido elettore con pantofole e buco nel calzino che ti stai grattando lì in questo momento).

Potremmo parlarne per ore, anche perché gli altri sono nell’ombra. Persino Maroni sostituisce Bossi nelle file della Lega. Qualcosa, evidentemente, cambia. Anche nelle preferenze del popolo del Nord. Il “Grande Sud” della Poli Bortone, invece, ritorna nel suo ambito più naturale, dopo un periodo di cattività centrista. Tra le varie “piccole liste”, poi, c’è “Moderati in Rivoluzione”: un ossimoro che si concretizza. Bisognerebbe chiedere a Samorì (rappresentante di riferimento) una sola domanda: perché?

Chi fa più tenerezza è la coppia Meloni-Crosetto. I fatti: alcuni ex alleantini prima ed ex piddiellini poi si dissociano dal grande partito restandone però costola, qualche tempo dopo Fini. Nasce così “Fratelli d’Italia”. Al Festival di Sanremo si difendono i diritti degli omosessuali: due gay pensano bene, sotto le note del Notturno op. 9 n° 2 di Chopin, di dichiarare pubblicamente e per sensibilizzare le coscienze (in un Sanremo decisamente imparziale) la loro unione e il matrimonio che avverrà a New York (in quanto tuttora impossibile legalmente nel Bel Paese). Due candidati veneti del partito realizzano uno spot-parodia con contenuti omofobi; il tandem Meloni-Crosetto chiede scusa con un altro contro-spot-parodia. Sempre per la “campagna-simpatia” fatta un po’ di valori, un po’ di circostanza.

Bene: fra qualche ora ci sarete voi, una matita (da umettare), la scheda e la cabina.

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