Oh, che bel castello

IMG_1845Il solito, piccolo, bucolico paesino del sud Italia spesso protagonista delle vicende di questo blog, è stanziato su più livelli. Da uno dei punti più alti si domina la Puglia. Le Murge si elevano a sud; il Gargano è uno sperone che si allunga sull’Adriatico. Nei giorni sereni il panorama è unico. Ma non è solo la cima ad essere il culmine di un borgo antico le cui strade e dimore, se potessero, racconterebbero centinaia di storie. Ma spunta il solito “peccato che…”. Evitando la retorica, il cosiddetto “Castello”, inteso come rione, cade a pezzi. Una cronaca che non si vorrebbe assolutamente descrivere. Farlo è un dovere civico, oltre ad essere un grido di aiuto.

Scritta in questo modo lo scenario potrebbe apparire tragico. Si potrebbe dire “non è vero”, perché è in corso un’operazione di riqualificazione che durerà ancora per giorni, almeno partendo dalla base. Dopotutto molte associazioni hanno, e hanno avuto, sede proprio in questa zona. “Peccato che” il Castello non sia solo ridotto a quel piccolo parco (comunque suggestivo) di strade in blocchi in porfido. La superficie è estremamente vasta, un labirinto anche per chi trascorre l’anno nel paese. In pochi si addentrano di frequente, nonostante alcuni “sottani” vengano utilizzati, soprattutto nei mesi invernali, da gruppi di ragazzi. Che, invero, della situazione del posto si interessano poco.

Dalla piazza principale del quartiere si districano strade e scalinate che culminano sul sito archeologico protagonista di diverse epoche storiche e stili architettonici. I vicoli, particolari e spesso stretti, illuminati da lampioni che richiamano un’epoca ottocentesca, dovrebbero appunto riportare alla mente l’età del patrimonio che si attraversa.

IMG_1840“Peccato che” gran parte del suddetto patrimonio sia in balia di sé stesso. Della precedente festa religiosa della locale chiesa sono state toccate, da turisti e compaesani, solo poche di quelle strade. La situazione è lampante già dalla mattina (figurarsi la sera). Nel salire appaiono sempre più evidenti cenni di inciviltà ed incuria. In un giorno caldo è il ronzio degli insetti a fare da colonna sonora alla passeggiata. Il rumore riesce poco e spesso a coprire le note di Gigi D’Alessio, le cui musiche escono dalle persiane con molta frequenza (sarà stata solo una coincidenza?). È il primo segnale di una sensazione inquietante: per uno stesso abitante di questa località del meridione, entrare nella zona vecchia equivale a percorrere le strade di un altro paese, dove la gente – sia essa composta da stranieri, soprattutto rumeni, e anziani “autoctoni” – squadra indiscreta e diffidente volti meno noti, specie se muniti di macchina fotografica. Non fa piacere essere guardati in cagnesco, mentre i dialetti stretti si intrecciano e nessuno fa in modo di nascondere la propria curiosità lasciando nel “visitatore” un senso di disagio.

Ad ogni modo, non è difficile capire da cosa siano attratti i numerosi sciami di mosche, formiche e zanzare: l’asfalto – poco e spesso intervallato da piccole voragini – o il lastricato sono preda di sterco di cani e gatti, di immondizia sfusa o non raccolta, di cocci di bottiglia e di mozziconi di sigarette addirittura scoloriti dalle intemperie. I vecchi canali di scolo presenti nelle strade vedono scorrere ancora acqua di scarico di dubbia provenienza. Nei pressi di una storica ascesa c’è persino un tombino fognario coperto da assi di legno: si spera sia l’unico.

IMG_1847Altra scenografia particolare è costituita da almeno mezza dozzina di motorini con la carena rovinata e con assoluta assenza di targa. Legati, però, saldamente da catene alle ringhiere di balconi ed inferriate dei proprietari. Per non citare le tipiche (e anche esse storiche) fontane: la canna dell’acqua è inaccessibile, essendo ben avvolta in tubi lunghi decine di metri che entrano nelle crepe di edifici diroccati e non puntellati (come accade nei pressi della torre dell’orologio). I blocchi di tufo e i ceppi con iscrizioni passano inosservati, specie per il mancato rispetto di ogni logica di piano regolatore. Sicuramente è giusto riqualificare parzialmente una zona ristrutturando il proprio stabile, ma vedere antenne paraboliche o passare a fianco di palazzine con le facciate in colori vivaci e con inserti del 2000 in un’area dove l’antichità la fa da padrona è un pugno nell’occhio (grazie, Dario).

IMG_1852I vicoli del Castello, che non sono secondi a quelli di città costiere e montane tipiche del sud e in uno status normale potrebbero accogliere qualsivoglia tipologia di evento, vengono realmente frequentati dai flussi di persone solo durante alcuni giorni dell’estate o della primavera (si pensi ai “sepolcri” della Quaresima). E se proprio in queste stagioni emergono simili caratteristiche è riduttivo parlare di semplice dispiacere. Vi sono luoghi degni di un film (no, non uno già uscito nelle *migliori* sale): i fichi d’india maturano spontanei lungo un muro a secco. “Peccato che”, sotto la tipica piantagione del territorio, fa capolino un materasso buttato lì insieme ad un altro cumulo di lattine e buste di patatine. L’odore che viene dal forno privato poco distante è una magra consolazione. Per qualche secondo l’aroma del pane riesce a coprire quello umido delle erbacce che crescono tra una roccia ed un altra e la puzza delle feci canine.

IMG_1850Qualcuno si chiedeva, tra Facebook e vita reale, quale fosse lo stato del Castello. Perché non preservarlo e non solo tramite la presenza pure di chiese, di associazioni o di qualche nota attività commerciale (sulle direttrici più marcate dal traffico o comunque facilmente accessibili). Sfortunatamente, quando si passeggia in lungo e largo per il quartiere, non ci sarebbe sorpresa, perfino per il più dilettante degli esploratori, nel vedersi un topo tagliare il percorso. Anche per gli amministratori l’impresa di un eventuale salvataggio è a dir poco ardua, visto il “laissez-faire” da anni delle disincentivanti abitudini ivi narrate. A dispetto delle campagne elettorali, dove il “Castello” era tra i protagonisti.

Questa cittadina era una volta un notevole feudo. Il Principe Alberto di Monaco, nel giugno del ’97, percorse quei vicoli in memoria dei suoi avi. Ora solo una lapide, posta nei pressi dell’ingresso del sito archeologico, ne ricorda le “gesta”. Come non detto, anche quella stele è sparita.

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  1. luciana ha detto:

    Sono d accordo con te.Purtroppo l incuria che si è protratta per anni ,non ha fatto altro che degradare il nostro patrimonio storico.Si è preferito edificare altrove piuttosto che valorizzare la” zona del Castello”.Sono stati spesi migliaia di euro per i ripetuti interventi nel Corso , mentre per il Castello si è fatto davvero molto poco.Io credo che occorra un intervento mirato per sensibilizzare la gente che abita in quella zona a rispettare le comuni regole di convivenza civica.Per poi mettersi all opera per dare vita ad un progetto di riqualificazione dell’area.

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