Indietro tutta!

Belle nostalgiche quelle trasmissioni televisive di archivio come “Techetechetè”, che appaiono su RaiUno solo in estate al posto di “Affari tuoi”? A giudicare dai commenti vari ed eventuali, si. E perché simili repertori, tanto apprezzati e pubblicizzati dai vari Mollica o Grasso, vanno in onda solo nella stagione calda come riempitivi? Scoperchiare pacchi e dare soldi a destra e a manca con la base della sola fortuna e di un format tirato per le corde viene più apprezzato di un buon “amarcord”?

Il segreto, in fin dei conti, è innovarsi. Per questo le repliche di un programma come “Indietro Tutta!” vengono confinate oltre le 2 di notte di venerdì e sabato su RaiDue. Fruibilità zero, a meno che qualcuno non esca nel weekend o soffra d’insonnia. Un peccato, perché, nelle sfaccettature e nelle parodie, Arbore & C. si sono rivelati profetici. Hanno anticipato di oltre vent’anni la presa in giro di quella che sarebbe stata la televisione fatta di “verità” e quiz-show. E ha segnato l’intera generazione degli anni ’80, con canzoni tanto ironiche quanto memorabili. Impossibile non trarne elogi.

Chi non conosce “Si, la vita è tutt’un quiz“, “Vengo dopo il Tiggì“, “Cacao Meravigliao“, “Grazie dei fiori-bis” alzi la mano. Sono alcuni dei tanti motivetti entrati nell’immaginario collettivo, cantati e fischiettati per anni a venire durante un’attesa o sotto la doccia. Incredibilmente Arbore avrebbe previsto tutto (o quasi: se un tempo “tu nella vita comandavi fino a quando avevi stretto in mano il tuo telecomando”, ora quest’ultimo è diventato smartphone – ma il senso vero e proprio della metafora clarinettistica non cambia).

La conquista del quiz era in realtà una battaglia a suon di milioni (fasulli, ovviamente) tra nord e sud Italia. Nel mezzo vari giochi, come quello del “Pensatore” che, appunto, su un trabiccolo semovente incitava la popolazione italiana (rappresentata da chiamate false contornate da “complimenti per la trasmissione” e “sei stupendo” rivolti al bravo presentatore Nino Frassica) ad indovinare cosa gli passasse per la mente senza proferire verbo. Può sembrare assurdo, ma tra il 1987 e ’88 molti cercarono inutilmente di telefonare ad “Indietro Tutta!” per partecipare all’enigma e, soprattutto, in tanti si rivolsero ai negozi per comprare una delle tre varietà del Cacao Meravigliao, lo sponsorao della trasmissao (in uno dei tre gusti, spregiudicao, delicassao e depressao, nonostante la “mappazza” che rilasciava). Anche stavolta, senza fortuna.

“Indietro Tutta!” è quindi uno sgargiante caposaldo caciarone che dovrebbe essere riciclato e diffuso più di qualsiasi altra novità stagionale e non di certo nei canali di scorta del digitale o nella nottata più ignorata. Ancora maggiormente rispetto a “Quelli della notte” (sempre diretto da Arbore-Porcelli qualche anno prima e che vedeva presenti nel cast pure Marisa Laurito, Andy Luotto e Roberto Benigni). Andava in onda in rigorosa diretta – con una forte base di improvvisazione – in seconda serata, dal lunedì al venerdì su RaiDue. Durava appena un’ora e milioni di italiani rimanevano incollati alla “luce blu” decantata da Arbore stesso nell’apertura.

Una televisione affatto volgare; lo era quel tanto che bastava per denunciare la deriva che avrebbe preso la medesima nel corso degli anni, con le Ragazze Coccodè a fare da corpo di ballo al limite del talentuoso (“siamo belle e stupidelle […] con il compito speciale di tirarti su il morale”) e il piccolo Riccardino (interpretato dall’architetto Mario Marenco, che aveva 55 anni circa) quale simbolo del cinismo dello “sfruttamento minorile” nel mondo dello spettacolo, accompagnato dal cane Fiocco (tanto per non far mancare nulla allo show).

Nel mezzo un pot-pourri di svariati e variegati personaggi. Arbore era il capitano-regista di un’ideale nave, comandante e guida del sopra citato “bravo presentatore”. Altri non era che uno sgrammaticato e paillettato Nino Frassica dotato di veicolo kitsch e vademecum dei quiz di Jocelyn? Naaaa… della Carrà? Naaaa… di Credolin! Ed era lontano anni luce dal maresciallo Cecchini di “Don Matteo”. Alle spalle una ciurmaglia a dir poco fumettistica, con tanto di orchestrina “Mamma li Turchi” diretta dal Maestro Mazza. Le due guardiane (di che?) di porpora vestite erano Feliciana Iaccio (che raggiunse la popolarità conducendo “Giochi Senza Frontiere” nelle stagioni successive) e un’irriconoscibile Maria Grazia Cucinotta. Il “Cupido” che dondolava sull’altalena sarebbe poi diventato famoso come Francesco Paolantoni.

Luana Ravegnini era una delle sgallettate Ragazze Coccodè (avrebbe poi condotto un’edizione estiva di “Luna Park”, alcune rubriche sportive e sarebbe balzata alle cronache rosa come compagna di Claudio Lippi), così come l’en travesti Franco Caracciolo (comparso precedentemente in film di Fellini). Occasionale spalla di Frassica in alcune puntate era Mr. Forest (che, qualche anno dopo, sarebbe stato fedele conduttore delle trasmissioni della Gialappa’s Band). A cantare da dietro le quinte le note di Claudio Mattone del jingle “Cacao Meravigliao” era invece una giovanissima Paola Cortellesi.

Come ridevamo negli anni ’80. Con poco: bastava qualche luce intermittente, un falso notaio fulvo ed ignorante che non distinguesse Massimo Troisi da Rossano Brazzi e marcette goliardiche e perculanti, interrotte da improbabili interferenze di agenti impegnati sulla Nomentana. Facendo un paragone, molto spesso Checco Zalone ricorre alle parolacce esplicite per divertire e non ad un “tosto dopo il Tiggì” malizioso ma non troppo.

Ecco, basta questo esempio per dimostrare come siano cambiati i tempi comici e televisivi. “Ché la nottata non è così nera”…

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