Viaggio della speranza

“Noi ridiamo e scherziamo, ma c’è gente…” che sfugge alla fame, alle carestie e alle guerre dei poveri (mica tanto, i kalashnikov ce li hanno pure loro) e scappa in tempo di crisi mondiale con la speranza di essere accolto chissà dove per poter “vivere” (in Italia magari, lo Stato europeo più facile da raggiungere, dato che Lampedusa sarebbe più a sud di Malta, ma in tanti non riescono a capire perché via mare gli emigrati non vadano altrove). Con la speranza, appunto. Mettendosi nelle mani di mercenari senza pietà a capo di chiatte di fortuna che partono dalle incontrollate coste libiche. E che non badano troppo a scaricarti in mare perché sei grosso o brutto o entrambe le cose.

Fatto sta che è una strage che prosegue da anni. Silente, per lo più, a meno che i morti non siano circa 300 come è accaduto ieri. Allora si parla di Bossi-Fini, di cultura troppo permissiva, di sbarchi di sicuri criminali clandestini, di autorità impotenti, di “Kyenge torna tra le banane” e “Boldrini vai ad accogliere i rifugiati”, alludendo per nulla velatamente al passato delle due signore che siedono ai Palazzi. Ora è l’Africa orientale la terra del nuovo esodo. Ironico: erano le colonie italiche del Regime Fascista le zone somale ed eritree.

Si deve ricordare di nuovo che, nei tempi di crisi andata, anche gli italiani si diramavano tra Americhe e nord Europa? Che sorpresa, chi li accoglieva non è che li vedesse propriamente di buon occhio: le invidie dello statunitense purosangue (se, vabbé) che assisteva all’avanzare di grado dello straniero sono equivalenti allo stesso dissapore del meneghino imbruttito (o presunto tale) che si trova davanti un ragazzo di colore con lo smartphone in mano. Ma va’ a ciapa i ràt. Perché, il nero in questione, “ciapandoli”, si sarà gestito economicamente tanto da potersi permettere quantomeno l’igiene personale (visto che, secondo alcuni, “i negracci puzzano”). Cosa che l’italiano “choosy” (cit.) difficilmente farebbe. Questione di realismo.

Non è tanto il colore della pelle o della razza a creare questa differenza sostanziale. È ridicolo leggere di come davvero in tanti, strenui difensori dell’italico benessere, si lamentino che lo Stivale diventi una nuova “land of opportunities”, invasa dagli stranieri. Non giriamo attorno alle ipocrisie o al disagio del momento per i troppi morti dell’Isola dei Conigli. Ora non vige un sistema di piena occupazione, come direbbe qualche solone attaccato all’economia da manuale, e la manodopera non può permettersi di avere pretese.

Ma lo stesso italiano medio [classe che include, ovviamente, lo scrivente] ha cellulare tecnologico e computer su cui può scrivere cazzate come no, agendo in particolare sui social network. Attività che, nell’Africa orientale, è del tutto inutile. Di conseguenza, uno che affronta il deserto prima ed il Mediterraneo poi, gli spiccioli risparmiati li usa per una “crociera extralusso” sul barcone arrugginito con un tozzo di pane come cibo quando va bene. Come animazione, poi, c’è il colpo in testa al naufrago per puro divertimento di tutti i passeggeri sotto il ritmo di “Daddy Cool” ché fa molto afro. Anzi, no, meglio “I Will Survive”. Evvai!

Bando alle ciance e all’onore al merito per chi sopravvive all’incosciente trauma (“piuttosto che morire da stronzo cogliendo manioca sotto 50°C e col culo a punta, almeno vado altrove, faccio il provino da calciatore e mantengo i miei 12 fratelli, se non mi rimpatriano prima o non mi ammazzano”), l’italiano col didietro al caldo e tastiera sotto i polpastrelli, non solo deride gli africani smunti con le coperte addosso e gli occhi spiritati, ma si lamenta perché non trasmettono “Tale e Quale Show” stasera. Che mancanza di rispetto da parte della Rai, ma pensa te.

Carlo Conti presidente della Repubblica. Tanto è scuro di pelle pure lui.

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