De brevitate vitae

Troppa importanza si è data ad un tizio (che si evita di citare e taggare in questa sede), il quale scrive sui social “Hitler almeno i disabili li internava gratis”. Frase comunque estrapolata da un concetto più lungo. Risultato ottenuto dal suddetto: post rimosso e account Facebook congelato per un mese.

Con il ragionamento di questo fervente cattolico che si oppone all’eutanasia e riceve (incredibilmente) un seguito di devoti, Alex Zanardi o Bebe Vio dovrebbero marcire in un lager. Ovviamente non a pagamento. Senza considerare che il dittatore tedesco non vedeva di buon occhio persone in eccessivo sovrappeso, essendo costoro antitesi della razza ariana.

Tutto questo fervore perché Dj Fabo, Fabrizio, ha deciso di mettere fine alla sua sofferenza in Svizzera spendendo 18mila Euro, dove la pratica è legale. Certo, perché i soldi gli serviranno tantissimo, ovunque egli sia adesso. Un business? Forse, però voluto dal “padrone del proprio destino”. E poi le cronache dimostrano che, per taluni, le vite umane valevano pressapoco 30 denari.

Tornando al ragionamento dell’asceta, sarebbe stato più coraggioso rimanere bloccati nel “sopravvivere” (non “vivere”), nel ricevere cibo per narice e nel “pesare” su spese di Stato o famiglia, disteso sopra un letto, cieco e con un tubo conficcato in trachea, sebbene in stato di coscienza.

Nel soffrire solo, fisicamente e psicologicamente. La vita è appunto anche sofferenza; dolore, sia fisico che psicologico. Bisogna però aprirsi ad una differenza tra “vivere” e “sopravvivere”, al di là delle dottrine e delle influenze religiose. Perché tutti abbiamo in dotazione una insignificante prassi chiamata “libero arbitrio”.

C’è chi, con il suo handicap, può riprendere a “vivere” ergendosi a giusto esempio (ne sono stati citati due prima). C’è chi, purtroppo, non può farlo a lungo e lascia un messaggio diverso, dato che da anni non poteva vedere più i colori, scratchare un vinile o dialogare senza sforzi e senza il supporto di tecnologie o sponsor.

A proposito della ragazza investita da un treno a Barletta giorni fa, si poteva sostenere che il suicidio sia un atto codardo ed egoista, capace di causare agonia ad altri più che a se stessi; l’estremo atto di chi si dimostra inetto nell’affrontare le difficoltà quotidiane, siano esse gravi o meno.

Forse, di fronte a certi casi, bisogna ricredersi.

[photo credits|Ansa.it]

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