Storie di tutti i giorni

Il canovaccio è sempre similare.

Una persona denuncia il proprio compagno, marito, fidanzato (declinabili anche al femminile) perché vittima di aggressione da parte di quest’ultimo. Nel migliore dei casi; nel peggiore si arriva anche allo stalking. Se non alla morte.

Quotidianamente si viene a conoscenza di violenze domestiche, magari perduranti da anni. O decenni. Sarebbe assurdo solo a pensarlo nel 2017. Non per tutti, in realtà. A quanto pare sono tante le famiglie che vivono quest’incubo. Le donne, inutile negarlo, sono maggiormente succubi dei soprusi del proprio partner; tuttavia non sempre è il sesso storicamente debole ad essere veramente tale. In ogni caso, per esplicare una spicciola psicologia, non c’è amore ricambiato, ma prevaricazione, un senso di dominio di uno rispetto all’altro.

Nonostante la società patriarcale sia finita da un pezzo e molti precetti archiviati, in quanto sostituiti da una voluta e combattuta parità sul piano sociale, nell’essere umano esce sempre quel lato primordiale, fatto di insulti, ingiurie, umiliazioni, vessazioni, prestanza fisica dominante. Come se la controparte sia la peggiore bambola da lasciar stramazzare. Ma anche dall’altro lato emerge un comportamento primitivo: una reticenza giustificata, spesso a bassa voce, dall’ “amore” o dalla biblica forza del perdono.

Il canovaccio è sempre similare.

Dopo le percosse, spesso l’artefice di gesti sconsiderati chiama o cerca l’oggetto delle sue frustrazioni alla disperata per invocare scuse momentanee. Per poi perseverare nel comportamento come prima, peggio di prima. Perché l’amore o il perdono di cui sopra sono unilaterali, perché ci sono dei parenti o dei figli da proteggere, per semplice paura di scatenare una non sempre lucida follia. Si costringe a mentire, a fingere che un braccio spezzato sia frutto di una caduta, che un taglio sia causato dall’urto allo stipite mentre si compivano le pulizie.

Dall’esterno il tutto sembra di facile soluzione: invece bisogna dichiararsi fortunati nel non trovarsi in simili circostanze o nel non cadere nei tranelli della psiche, lasciando spazio alla lucidità. Non è facile uscirne in tempo, e lo dimostrano le cronache, sperando – talvolta – che le forze dell’ordine non sottovalutino rischi delinquenziali, tali da provocare degenerazioni, e accorrano immediatamente alle chiamate.

Si dice che sia doveroso ascoltare entrambe le campane; che le responsabilità derivino da ambe le parti quando un rapporto fallisce; che ad ogni azione corrisponda un’azione uguale e contraria. L’alterco può capitare, siamo esseri umani. E poi, non si cantava qualche anno fa “l’amore non è bello se non è litigarello”?

L’amore, appunto.

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