Prova d’attore

il

La somma Gialappa’s Band, già un’abbondante ventina di anni fa, nel suo “Mai dire Gol” aveva messo a punto la rubrica “Ipse Dixit“, consistente in estrapolati di interviste a personaggi famosi (soprattutto dello sport) che, però, si ritrovavano ad essere protagonisti di una involontaria comicità per le loro riflessioni spesso sconclusionate o incartate.

Proprio ieri, l’attore andriese Riccardo Scamarcio, in qualità di ospite alla rassegna cinematografica barese BiF&st, pensa bene di lanciare questa invettiva rivolta al pubblico in sala, tentando di emulare l’attore teatrale Carmelo Bene (peraltro anche lui pugliese). O di fare persino… Meglio.

Quando uno lo mette in scena lo spettacolo, poi il problema è il pubblico, capito? Rompete il cazzo, scusate… veramente. Non è possibile, perché voi volete interagire con lo spettacolo. Poi, soprattutto, oggi volete applaudire. Ma che cazzo vi applaudite, scusatemi? È una vostra esigenza partecipare, lo capisco questo. Però, allora, cioè… invece no, invece dovete starvi zitti! E andar… anzi, come diceva Carmelo Bene, dice… lasciate qui… lascia… pagate il biglietto e non lo vedete lo spettacolo, oppure… oppure entrate, vesse…e…e e chiamiamo una truccatrice e vi facciamo truccare a tutti come faceva lui e… e sono provocazioni estreme per dire che cosa? Che lo spettacolo è uno spettacolo se vi sorprende. Ma se voi invece volete come tutto lo spettacolo vernier mont (?), ultimamente qua, il problema è che tutti quanti vogliono essere consolatori, tutti vogliono gratificare, tutto è basato sul fatto di ve… per il pubblico, per il pubblico, per il pubblico e tutto è per il pubblico… e infatti mi stanno a fa’ un c***… Avete capito com’è il gioco? Cioè voi siete diventati protagonisti in questo gioco dello spettacolo italiano, ma è proprio questa la co… il motivo per cui qua tra un po’ ci arriveranno le bombe pure a noi, speriamo di no. Chiaro il concetto? Cioè c’è una forma di accondiscendenza, di spettacolo consolatorio che vuole mettere il pubblico al centro e no, no…. a ognuno il proprio mestiere, sennò venite qua e fatelo voi ‘sto cazzo di spettacolo. Perché io mi so’ rotto pure un po’… e no, e mo’ basta. Il pubblico ha torto, a prescindere. La città è malata! Fischiate… ma chi ve se…

Dalla platea gli gridano “cafone”, lui sottolinea che il tutto è una provocazione volutamente volgare e tracotante. Però Carmelo Bene la portava in monologhi teatrali, non durante la consegna di un riconoscimento. Certo, il pubblico potrebbe essere visto come paraculo da chi è oltre la quarta parete, ma è proprio quel pubblico che dà ad un attore gloria, fama e premi (oltre baci, abbracci e richieste di autografi).

Al di là della (falsa?) arroganza conclusiva con accenni di supercazzola, che potrebbe riportare alla mente una nota parodia di Guzzanti, se l’intento di Scamarcio era far parlare di sé, l’impresa gli è riuscita, con tutte le considerazioni del caso e tutte le ingigantite ricostruzioni giornalistiche che parlano addirittura di “ira funesta”.

Nota soggettiva: “tra gli Scamarcio preferisco quello vero: Piero“. (Quasi cit.).

[photo credits|it.wikipedia.org]

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. wwayne ha detto:

    Anch’io ho scritto un post fortemente ironico e autoironico: https://wwayne.wordpress.com/2016/04/03/confessioni-di-un-tamarro/. Che ne pensi?

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