Affari tuoi…

… che diventano (più o meno) di tutti, quando si viene sputtanati in pompa magna. Flavio Insinna, un attore trasformatosi in conduttore di programmi per famiglie, era da un po’ di tempo al timone proprio della trasmissione pre-serale di RaiUno di cui al titolo. Che, da circa 15 anni, faceva (prima della sua sospensione nel marzo scorso) concorrenza spietata alla maggiormente storica “Striscia la Notizia” di Canale 5.

La truppa di Antonio Ricci, autore televisivo navigato, non esitò già dalle prime battute ad affossare i rivali, con inchieste, ipotesi neanche troppo complottistiche sulla regolarità del gioco dei pacchi, pubblicazioni di intercettazioni ambientali, attapiramenti mal riusciti e scambi di accuse, come quelle memorabili con Paolo Bonolis, peraltro una volta spalla del creatore di “Drive In” e “Paperissima” e in seguito mattatore delle prime edizioni del quiz.

Chiusa la premessa, si giunge al “dunque”: al termine di una trascinata stagione televisiva, arriva ad orologeria il colpo gobbo. “Striscia” trasmette diversi fuori onda in cui il garbato e pacato Insinna si trasforma in un iracondo senza remore, con insulti ai concorrenti e alla produzione, tra “nane demmerda”, “buci de culo” e “rotture de coglioni”. Per enfatizzare cinicamente il cambiamento, alle colorite e romanaccissime espressioni del fu capitano Anceschi vengono ad hoc contrapposte interviste in cui quest’ultimo condannava comportamenti di cui si è reso protagonista.

Presumendo che si viva in uno Stato perfetto, quindi non umano, in cui nessuno bramerebbe vendetta contro l’amico con cui ha litigato o contro una storica nemesi e si fosse avvolti dalla morale più solida tanto da poter scagliare la prima pietra, nessuno degli interpreti ne uscirebbe bene. Insinna, ora, è visto come una specie di Dr. Jekyll e Mr. Hyde de noantri: nessuno vorrebbe essere nei suoi panni, al netto dell’ipocrisia di facciata presente nell’ovattato mondo della TV – e ora sbattuta in prima pagina – che può averlo spinto a quelle ingenue (ma anche no) affermazioni tra addetti.

Ricci & Co. potrebbero davvero sentirsi soddisfatti del loro “dovere di informazione”, ovvero principalmente l’aver distrutto la reputazione di una persona, più che di una produzione in onda nella stessa fascia oraria già interrotta, infierendo quindi con calci e pugni su un cadavere? Già, perché qui entra un altro figuro di questo poraccissimo romanzo noir: la talpa che ha fornito quel materiale, che doveva essere motivata da chissà quale livore per passare a Mediaset roba col marchio Rai. Verosimilmente quest’ultima pagherà le conseguenze peggiori e nelle giuste aule, fra ipotesi di violazione della privacy e diffamazioni varie o eventuali.

Un pettegolezzo spicciolo (e non cronaca) per cui ce ne potevamo sbatte i suddetti. Se non fosse che non solo le immagini e le parole entrano nelle case di prepotenza, ma vengono intaccati gli abusati concetti di correttezza e rispetto introdotti in un sommario giudizio (mediatico). Ancora più superficiale di quelli contestati in passato da fulgidi esempi di rettitudine tutta italiana.

Alla prossima puntata.

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