E lucevan le stelle…

È tempo di ballottaggi.

Purtroppo – per simpatizzanti e militanti -, il MoVimento 5 Stelle non ha avuto grandi consensi, tanto da rimanere fuori nella lotta a due in molti comuni ove era schierato. Appena 11 di questi (tra cui Asti, e solo dopo riconteggio) vedono un candidato grillino o pentastellato che dir si voglia ancora in competizione.

Uno di questi è Canosa di Puglia. Si, proprio quello della candidata “razzista” del MoVimento che poi razzista non era. Un risultato un po’ a sorpresa, raggiunto con una volata sul filo del rasoio per poche centinaia di voti. Seconda coalizione distante circa 30 punti percentuali dal primo classificato (a capo del locale centro-destra) al primo turno, che per un pelo non ha afferrato la soglia del 50%+1. In breve, anche nella località pugliese i 5 Stelle hanno mantenuto fede all’espressione della media nazionale (sul 20% dei voti), ma è risultata sufficiente per giocarsi la poltrona anche con la “collaborazione” di una sinistra uscita molto male e grazie ad una poco confortevole ondata astensionista.

In virtù di ciò il gotha della lista nata dalle proteste di Grillo si è recato compatto anche nella cittadina in questione. Luigi Di Maio prende parola prima di Alessandro Di Battista, salutando “Canosa di Bari”: errore da penna blu (Canosa è pure in provincia di Barletta-Andria-Trani…). O meglio, non tanto per i tantissimi curiosi ed iscritti che hanno mormorato qualcosa senza però alcuna polemica, spingendo così il loro rappresentante nazionale a correggersi con il sorriso sulle labbra sue e degli astanti.

Il corso principale, lo scorso giovedì sera, era stracolmo di persone, nonostante il primo caldo avesse messo K.O. l’impianto elettrico, con l’illuminazione che andava e veniva ad intervalli irregolari.

Tutto questo deve essere sfuggito, però, ai redattori di “Libero. Dall’ironia iniziale sulla gaffe di Di Maio (inutile negare quanto sia recidivo), secondo la testata nazionale il comizio si è trasformato in un “disastro” alla presenza di Roberto Fico (Presidente della Commissione di Vigilanza RAI). Peccato che quest’ultimo si sia recato in Puglia solo il giorno dopo il “fattaccio” tanto decantato. E non è stato affatto un “disastro”, anzi: i due maggiori membri del M5S presenti quella sera hanno stretto mani e posato per selfie fino all’una di notte, senza alcuna scorta e solo in compagnia dei loro trolley, nonostante un’evidente stanchezza: bene o male sono uomini anche loro.

Sempre il giornale polemizza pure sulla scelta (di buon senso?) del candidato sindaco, Roberto Morra, della chiamata per bando degli assessori, tra cui vi sarebbero – si legge – disoccupati e precari che spererebbero di sistemarsi. A parte lo scherno per la sfortunata categoria di persone, i pretendenti al ruolo pubblico verranno scelti per il loro curriculum e per le loro capacità dall’entourage dell’esponente; non certo per mettere fine ad una soggettiva “disperazione”.

Meritocrazia, appunto. Quella che, obiettivamente, andrebbe verificata soprattutto in qualche redazione giornalistica. Non solo negli sperduti comuni meridionali che già devono fare i conti con problematiche di maggiore rilevanza.

 

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