Carte indigeste

Gli italiani sono andati abbastanza male nelle funeste Olimpiadi invernali canadesi. Appena un oro conquistato e molte delusioni per alcuni dati come favoriti. Ma, in uno sport, gli abitanti dello Stivale sbaraglierebbero ogni concorrenza, anche quella più agguerrita. Lo “Scaricabarile“. Questa disciplina, tra le più antiche – e bistrattate – della storia, è anche chiamata in maniera colloquiale “non sono stato io“, “è sempre colpa di quello che c’era prima al posto mio“, “arma di distrazione di massa“. Insomma, chiarita l’antifona, sicuramente non sarà difficile ricordare grandi imprese di nostri esimi rappresentanti della particolare specialità.

Dovrebbe alzare la mano chi non ha mai sentito qualcuno, dai consigli comunali in su (ebbene si, si parla di politica: illusi…), indicare qualche collega o il famosissimo Pinco Pallino come responsabile di determinate azioni od omissioni, di solito relative ad una situazione difficile da sanare, per impossibilità o mera negligenza. La vittima sacrificale, ossia colui che non vincerà il confronto perché quasi sempre assente al momento dell’accusa, è, nella maggior parte dei casi, il predecessore del presunto colpevole. O chiunque gli abbia ostacolato un procedimento utile per conseguire il preciso fine.

Si potrebbero citare, come detto, numerosissimi esempi. Ma è in atto l’ultimo di una lunga serie. Come è ormai noto, la lista civica del presidente uscente della Lombardia, quella della candidata laziale e il simbolo del PdL nella Provincia di Roma (sempre per le regionali del Lazio) sono fuori dai giochi, almeno per il momento. Nei primi due casi vi sono state rispettivamente irregolarità nelle firme e nel logo che ne hanno comportato l’esclusione. Il problema riguarderebbe, in fin dei conti, solo i candidati dei partiti locali di Formigoni e Polverini che, verosimilmente, non raggiungerebbero le percentuali della Lega o dello stesso PdL presenti in coalizione. Naturali comunque scontri e polemiche, allo stato, per quanto concerne Milano e dintorni;  per l’ex segretaria dell’UGL, invece, potrebbe prospettarsi una clamorosa estromissione – abbastanza improbabile – dalla corsa alla poltrona che fu di Marrazzo.

Il vero Pasticciaccio brutto è accaduto non nella gaddesca via Merulana, ma nei pressi di via Varisco, sede degli uffici del Collegio Regionale di Garanzia Elettorale. I fatti: tale Alfredo Milioni, delegato PdL, si era presentato, senza troppa fretta (mezz’ora prima della scadenza dei termini utili alla consegna dei documenti), presso gli sportelli della Corte d’Appello romana. Ironizzando un po’, non ci vedeva più dalla fame e, non avendo una merendina con sé, lasciava la fila per un… panino. Probabilmente, in realtà, doveva prendere altre carte, doveva incontrare qualcuno; chissà. Certamente è rientrato fuori tempo massimo.

Dura lex, sed lex, cita il brocardo. Non è dello stesso avviso la pretendente Polverini, che si appella, oltre che alle autorità competenti, anche al Capo dello Stato, ma solo dopo le invettive contro le delegazioni di opposti schieramenti, ree di aver impedito la corretta consegna delle cartelle. “Due di picche”: il Presidente della Repubblica dichiara la propria incompetenza, però si mostra preoccupato (come molti altri, del resto) per una espressione di voto potenzialmente falsata in quel territorio.

Riassunto: “più democrazia, meno burocrazia”. Fantastico, condivisibile. Peccato che, in questo caso, si tratta del rispetto delle leggi, non di due termini che illustrano precise tipologie di “governo” (in senso etimologico – -crazia, dal greco κράτος -). Prendersela con regolamenti e conseguente applicazione sarebbe paradossale o, peggio, sovversivo. L’altro Presidente, quello del Consiglio, secondo le cronache è sconcertato. Le malelingue riferiscono, come se non bastasse, anche di musi lunghi ai vertici nella lista di maggioranza.

Ad ogni modo, “ostruzionismo” o no (mai superare la gente in attesa…), una simile e incresciosa vicenda non sarebbe mai venuta a crearsi se il “povero” Milioni (l’eccezione che conferma la regola del nomen omen), completamente confuso, agitato e contraddittorio sia nell’intervista carpita da Roncone del “Corriere” che in altre, non avesse abbandonato la coda, tradito da circostanze di ora in ora sempre più grottesche. Di conseguenza, è inutile (e troppo facile) puntare il dito contro gli avversari.

Un po’ di allenamento per lo “scaricabarile” serve. Si può rischiare la figura dei “dilettanti allo sbaraglio“…

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